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sabato 3 novembre 2007

Direttamente dal mercato di Kinshasa


Ecco i Konono N.1. Essendo pigro e taccagno difficilmente un concerto riesce a stanarmi. Fuori regione, addirittura. I Konono N.1 sono quel concerto. Ecco cosa ne ho scritto per Zero:

Quando si pensa alla musica elettrica di sicuro non si pensa all'Africa. Si pensa a luoghi ad alto tasso di tecnologia, dove basta attaccare alla chitarra una scatoletta con la scritta “American Metal” ed eccoti trasformato in Eddie Van Halen. Vezzi da primo mondo. Mai penserei di trovare musica elettrificata, distorta, effettata in mezzo al mercato di Kinshasa, Congo. Avete presente il likembè? Qualunque bancarella afro li vende. È quella scatoletta, di legno o metallo, cassa di risonanza per un numero variabile di lamine metalliche che si suonano in punta di dita. L'oggetto etnico che maneggi per cinque minuti (tanto a suonarlo non impari mai) e poi diventa curioso soprammobile. Il suono del likembè è quasi inudibile. La cassa di risonanza non serve granchè. Al mercato di Kinshasa c'è un gran casino. E i favolosi Konono N.1 vogliono farsi sentire. Di necessità virtù: i likembè li amplificano, con i mezzi primitivi che hanno a disposizione (la batteria della macchina?), e diventano tempesta elettrica (non ci sono arrivati oggi, lo fanno dal 1979). Hanno tam tam, fischietti, il ronzio basso di vetusti diffusori a tromba, pezzi di latta come percussioni, ballerine, microfoni intagliati nel legno. Il ricercatore musicale Vincent Kenis (Crammed Discs) li insegue per vent'anni. Alla fine li trova, li registra, li pubblica. Il pubblico dei rave belgi e olandesi impazzisce. Esperti di musica africana dicono che la musica tradizionale congolese si basa, di solito, su ritmi caraibici, quindi importati. Loro no, sono la giungla, l'evoluzione parallela in un habitat isolato. Resta da capire come funzioneranno qui, nella gabbia tecnologica rappresentata dal mixing desk digitale, dal fonico terrorizzato dai picchi fuori scala. Spero che i leoni fuggano dallo zoo. Konono, spaccate tutto.

Konono N.1 + Africus
Hiroshima Mon Amour (To)
3 novembre 2007
h. 22:00
ing. 13 €

mercoledì 11 luglio 2007

Il giardino dei sette crepuscoli

Piers Faccini è la rappresentazione musicale del nulla, un ibrido ripugnante tra i Pearl Jam e Zucchero. Bene, così ho il tempo per passeggiare nel parco di Villa Arconati. Splendido esempio di giardino all'italiana, con viali che (con grande gusto scenico) improvvisamente si aprono su nicchie e scorci adornati da statue e fontane. Andateci al tramonto. In mezzo a cotanto paesaggio idilliaco, gli organizzatori del festival (gente il cui concetto di "bello" si palesa con un'espressione di stupore al cospetto di una tapparella elettrica) hanno pensato bene di piazzare un hangar in materiale plastico di duecento metri per cinquanta, è lì sotto che si svolgono i concerti. Finita la pantomima del Cantautore Inutile, ecco i tuareg. Ma prima una parola sul pubblico. Prevalenza di donne, quasi tutte sfoggiano monili finto-africani comprati dal senegalese in strada. Metà dei presenti sono stati trascinati a forza dall'altra metà. A quest'ultima i Tinariwen piacciono non perchè bravi, ma perchè africani. E se fossero stati del Darfur invece che del Mali avrebbero attratto il doppio del pubblico. Sta di fatto che questi sette beduini (tre chitarristi, un bassista mancino, un percussionista con djembè e due fancazzisti che ballano e battono le mani) cancellano dalla faccia della terra una buona metà della musica occidentale, sia per tecnica che per trasporto. Afrobeat che incrocia il funk e si scontra (alla pari) con "Remain in Light" dei Talking Heads. Il loro costume tradizionale con cui si sono presentati sul palco assomiglia curiosamente a un saio. Suonano due ore ma sembravano pronti a suonarne sei, con scioltezza infinita e mostrando di divertirsi parecchio. Hanno fatto ballare anche le vecchie. Indie rockers dovete morire.

Postilla: stasera c'è Lou Reed gratis a Torino, "Berlin" presentato in chiave teatrale (diretta da Julian Schnabel). Lo stesso spettacolo proposto ieri a Milano al prezzo minimo di Euro 36. Chi ha orecchie per intendere intenda. Dubito che sarà meglio della ghenga di Abreybone.

martedì 10 luglio 2007

A passo di cammello

Si va verso il souk di Villa Arconati. Stasera c'è il blues tuareg dei Tinariwen dal Mali. Gente che abita nel deserto. Il documentario sovrastante (17 minuti) vi spiega tutto. Castellazzo di Bollate come Timbuctù. Musica per ciondolare sotto i palmizi.

Tinariwen + Piers Faccini
Villa Arconati (Castellazzo di Bollate - Mi)
10 luglio 2007
h. 21:30
ing. 18/15 €