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venerdì 7 marzo 2008

Epilessia / droga / omicidio


Vi sfido a guardare per intero questo video. E' del genere sconsigliato agli epilettici, ma anche i meno impressionabili (soprattutto da metà in poi) potrebbero essere costretti a distogliere lo sguardo. Il video inquadra perfettamente la fuorezza dei Black Dice, band newyorkese che gode di un'incomprensibile notorietà. Ah già, i DFA li hanno remixati, quindi qualcuno si presenterà al concerto aspettandosi la cassa dritta. Non penso che la troverà. La cassa dritta sta ai Black Dice come la pista cifrata sta al Bartezzaghi. Comunque con "notorietà" intendo dire che al concerto ci saranno magari duecento persone invece di quindici. Le loro ondate rumoristiche mi fanno venire in mente la descrizione degli effetti di una droga immaginaria che Giorgio Scerbanenco ha inserito in un suo racconto. Cito anche se non ne sono degno:

"Il Bolder è uno dei meno nobili allucinogeni, anche i più avidi di droghe hanno timore dei suoi effetti brutali. Ma è appunto la violenza, l'immediatezza, la brutalità dei suoi effetti che attira molta gente".

Ad aggiungere ulteriori elementi di inquietudine alla performance di questo gruppo di bruciati, vi ricordo il motivo che causò l'annullamento istantaneo della loro data milanese del 2004. I Dadi Neri compaiono all'orizzonte e la gente si spara in mezzo alla strada.

BLACK DICE + KRÍA BREKKAN (la tipa dei Mùm ndr)
CIRCOLO MAGNOLIA (SEGRATE)
9 MARZO 2008
h. 22:30
ing. 10 € + tessera ARCI

martedì 5 febbraio 2008

C'è del marcio in Danimarca / 1


Fra oggi e domani vi anticiperò cosa c'è di bello da vedere a Milano nel fine settimana. Cose a cui non potrò assistere visto che giovedì al canto del gallo mi dirigerò verso questo bel posto e ci resterò fino a domenica sera. Caso vuole che entrambi i gruppi che suoneranno provengano da una terra nordica e ospitale ma che non è mai stata fertile musicalmente. Meglio pochi e buoni che un tanto al chilo e scadenti, comunque.

I primi a calcare il patrio suolo maledetto dagli indioti saranno gli Efterklang, band penalizzata dalla geografia. Fossero infatti nati in Islanda avrebbero lo stesso ritorno di pubblico dei vari Sigur Ròs o Mùm che a me, al contrario dei danesi, non sono mai piaciuti. Eterei, struggenti, crepuscolari, neoclassici ecc. ma anche inquietanti e capaci di incisivi interventi elettronici, il video è davvero una roba da malati (bello il paralitico bicefalo). Sono in otto e mi chiedo come potranno sistemare tutta la loro strumentazione sul palchetto di cinque metri quadri della Casa 139. Assomigliano non poco ai progetti collaterali dei Godspeed You! Black Emperor, entrambi di gran lunga migliori del gruppo madre, insomma grandi spazi, aria limpida e l'aleggiar leggero della morte. Sembra interessante e ancor più sprofondato in uno struggimento inconsolabile il loro supporter. Se l'atmosfera della musica corrisponde davvero allo stato d'animo dei musicisti, vista Milano potrebbero optare per un suicidio lampo e di massa. Vederli ora per non rimpiangerli poi.

EFTERKLANG + PETER BRODERICK
LA CASA 139 (MI)
7 FEBBRAIO 2008
h. 21:30
ing. 10 € + tessera ARCI

mercoledì 16 gennaio 2008

To Live

Un altro personaggio da citare nell'ideale Enciclopedia dell'Ignoranza. Martin Rev, metà dei Suicide insieme ad Alan Vega (credo sia la band per la quale è stato inventato l'orrendo termine "seminale"), non è ignorante per nascita, ma per perseveranza. Dopo trent'anni di carriera fa esattamente la stessa musica che faceva nel 1977. Non è nemmeno invecchiato, al contrario del suo socio Vega, diventato il sosia di Maradona (qui Rev nel 1977, qui nel 2005 - nel frattempo deve aver rotto il primo paio di occhiali, ma pesa sempre 27 chili). E visto che con i Suicide ha esplorato i meandri del minimalismo sintetico e della ripetitività, potete immaginare quali mirabolanti novità possa racchiudere un suo disco del 2003. Ecco, sì, c'è qualche base che potrebbe aver rubato a un karaoke coreano, ma gran parte del disco è roba da eroina e guerra fredda (curiosamente stanno rimontando di brutto). Meglio lui, che ha scritto la ricetta di questo strano synth-noise-pop-rock'n'roll desolante, che i ragazzini che lo copiano. E la chiamano "electro".

MARTIN REV
TO LIVE
FILE-13 FT46 (2003)
320kbps

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giovedì 6 dicembre 2007

Remixodelica

La Kamchatka fino ad oggi era nota solo per essere un territorio del Risiko. Ma pare che ci siano dei pazzi che surfano nel mare di Bering. Molti litri di vodka vi eviteranno di affrontare l'acquisto di una muta invernale, per quanto riguarda la colonna sonora niente di meglio dei Нож Для Frau Müller. Tradotto: Messer Für Frau Müller, ovvero Un Coltello Per La Signora Müller, ovvero un side project dei Messer Chups, ovvero i Man... Or Astro-Man! di San Pietroburgo. Questa è una compilation in cui i Нож Для Frau Müller remixano se stessi utilizzando vari pseudonimi: ben pochi i contributi esterni. Il risultato è forse più adatto per surfare su un lago di sangue che sui gelidi mari artici. Da parte mia me ne frego e lo ascolto in poltrona.

Нож Для FRAU MÜLLER
REMIXODELICA
MOON MR 1125-2 (2005)
192kbps

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martedì 4 dicembre 2007

Luoghi comuni dell'indie rock


Luogo comune n.1: avere una bassista femmina. Luogo comune n.2: se oltre ad essere femmina è pure giapponese e gli altri membri del gruppo non lo sono, la credibilità indie-pendente raggiunge valori vertiginosi. Gli Enon possono mettere la crocetta su entrambi i luoghi comuni ma non sono un gruppo di merda. Non fanno solo filastrocche carine come quella del video (vedi qui), non per niente il loro leader è tale John Schmersal che si è fatto le ossa in un gruppo che spaccava negli anni 90, i Brainiac, probabilmente i primi ad usare le tastierine di plastica in un'epoca in cui nell'indie rock andava di moda la formazione solo chitarre e se non avevi solo chitarre eri un ricchione. Dopo aver contribuito a sdoganare la tastiera presso il pubblico eterosessuale (escludendo il modello a tracolla), Schmersal fonda gli Enon, che non sarà un gruppo di importanza fondamentale ma, fregandosene di stili e tendenze, scrive canzoni che ti prendono all'amo, trasformandoti in un boccalone. Stasera in un locale che quando arrivo io si nasconde.

Enon
The Garage (Sesto S. Giovanni)
4 dicembre 2007
h. 21:30
ing. 10 € + tessera 5 €

venerdì 30 novembre 2007

Can't Get You Out Of My Head

Io sono entrato senza problemi. Ma non valeva la pena. I Soulwax hanno fatto il compitino, un'ora di concerto a tariffa sindacale, raggiungendo l'apice con una cover di Kylie Minogue. Can't Get You Out Of My Head è una canzone eccezionale che supera di gran lunga le pur discrete capacità compositive della band belga. Incastrare i Soulwax in una scaletta rigida con orari ben definiti (è successo, per una volta) è come zavorrarli. Qualche trucchetto becero per far saltare il pubblico meno esigente, ciao Milano, tempo scaduto. Poi me ne sono andato. Trovo patetico come queste multinazionali che organizzano "eventi" tentino ancora di accalappiare la gente con accrocchi come la condivisione multimediale in tempo reale, Second Life, i live media, "la televisione la fai tu scegliendo fra questi tre video" e cazzate del genere. Le "postazioni multimediali" allestite con gran spreco di quattrini e chilometri di cavi sono rimaste desolatamente inutilizzate, il nuovo cellulare che permette di condividere i tuoi contenuti con tutti gli altri utenti non interessa a nessuno. Io ho un telefono che non fa le foto, non visualizza i filmati, non ha il touch screen, non legge gli mp3. Ma fa quello che deve fare un telefono: telefona. Per fare le foto ho la macchina fotografica. Per ascoltare la musica ho il lettore mp3 (e anche uno stereo come quelli di una volta). Non vedo l'utilità di concentrare tutte queste funzioni in un solo apparecchio. Non vedo l'utilità di far vedere immediatamente a tutti i miei amici tutto quello che mi passa per la testa. Anche il fatto di considerare "amici" gente che non hai mai visto in faccia...

Adesso dirò una cosa molto impopolare. Permettere a tutti di avere accesso a tutto sta appiattendo la creatività in maniera molto preoccupante. Il concetto di "comunità" non funziona. La maggioranza prende il sopravvento. Dare alla maggioranza strumenti che permettono di copiare, condividere, fare proprio un contenuto (che sia filmato, brano musicale, scritto o quant'altro) non fa altro che affogare i pochi contenuti veramente validi in un mare di merda, dal quale è sempre più difficile separarli. Ne parlavo ieri sera con un giornalista di Blow Up. Un tempo per seguire l'evoluzione di un genere musicale bastava tenere d'occhio le uscite di cinque o sei etichette interessanti. Oggi c'è una frammentazione che impedisce anche all'appassionato più oltranzista di avere una visione almeno parziale di quel che succede. Ormai ti devi accontentare di quello che le maree della rete fanno arenare nella tua cache. La condivisione uccide la personalità. Tutti sanno = nessuno sa. La maggioranza ha sempre torto. Ascoltare la stessa musica che ascolto io non fa di te automaticamente un mio amico. E' vero il contrario, semmai. Non sei d'accordo? Allora cosa ci fai qui? Torna ad addare sconosciuti sul social network ultimo grido. E non dimenticare di comprare i biglietti per il concerto di Ligabue.

"Rock'n'roll should be like pornography and drug dealing. Illegal." (Black Francis, 1989)

giovedì 29 novembre 2007

Quando i sogni vanno in frantumi


Esiste una regola. Nessun musicista degno di nota è mai emerso grazie a un concorso per "nuovi talenti" o "band emergenti" che dir si voglia. Un attimo di gloria presso parenti, amici, frequentatori dello stesso baretto, poi l'oblio. Gli illusi che si esibiranno stasera come contorno al piatto forte Soulwax/2manydjs sono troppi, non è neanche chiaro quanti e quali siano, inutili figuranti per donare una falsa aura di dinamismo e gioventù al marchio cubitale del vostro prossimo cellulare. Gente che ha imboccato l'autostrada sperando di non mancare lo svincolo per Celebrità. Non ci sono cartelli che lo indichino con precisione, quasi sempre è chiuso per lavori o intasato dai tour bus di Vasco e Ligabue, senza il telepass della raccomandazione spesso non si passa. Sarebbe più facile raggiungere il Paese del Successo con la provinciale, ma è lunga, tortuosa, piena di incroci pericolosi: bisogna saper guidare, insomma, e questi hanno solo il foglio rosa. C'è da sperare che non siano troppo molesti e non facciano slittare ad orari impossibili le performance di quelli che mi interessano. Un plauso ai Soulwax che nel filmato che potete vedere sopra mettono in scena l'acqua calda, quella che l'ipocrisia generalista si rifiuta di ammettere: se non ti droghi a ballare non ci vai (tale affermazione vale anche per il ballo liscio).

Soulwax + 2manydjs + Digitalism + speriamo pochi gruppi emergenti
Caccatraz (Mi)
29 novembre 2007
h. 22:00
qui comprate il biglietto a 10 € (alla porta costa 15)

sabato 24 novembre 2007

Molto bravi questi

I concerti alla Casa 139 cominciano all'ora giusta. Fujiya & Miyagi sono in tre, il loro concetto di eleganza consiste nell'indossare la giacca della tuta sopra la maglietta. Non c'è traccia di ciuffi o frangette. Sono esteticamente anonimi come i gruppi inglesi sono stati per decenni prima che diventassero tutti froci. Il ritorno dell'understatement. Hanno la batteria elettronica e di conseguenza delle ritmiche molto ripetitive: sempre meglio che avere un batterista uomo ma cane. Le influenze musicali del trio sono trasversali, difficilmente individuabili: Wire, Yo La Tengo, Happy Mondays, Prefab Sprout, il funk stradaiolo alla Streets. Lo show è perfetto (non hanno vent'anni e si sente da come suonano), sono divertiti e timidi, quasi impacciati, non si aspettano tutto l'entusiasmo che il pubblico (numeroso) riversa su di loro. Se al secondo bis devono rifare "Ankle Injuries" con la quale avevano aperto il concerto significa che il gradimento è andato al di là delle più rosee previsioni della band. Non mi pento affatto di aver visto questo concerto trascurando John Zorn e le dozzine di altre "figate" che sono capitate tutte insieme ieri sera. Fujiya & Miyagi sono diretti, melodici ma tesi, possono piacere a tutti ma non sono mai banali, non mi stupirei se fra un paio d'anni diventassero famosi per davvero. Quando dico così di solito i gruppi si sciolgono nel giro di quindici giorni.

venerdì 23 novembre 2007

Krautrock for dummies


Gruppo minore, e inglese per giunta, nonostante il nome da Sol Levante. Quel genere di cose che non vado a vedere mai. Ma sono troppo attratto da questo tipo di suono (terza generazione: prima i tedeschi, poi gli Stereolab, poi questi) per lasciarmi sfuggire un concerto dai ritmi regolari e con le tastierone analogiche. Certo che rispetto agli originali e anche rispetto agli Stereolab risultano molto annacquati, ma se facessero vero krautrock, senza strizzare l'occhio al pop, nel 2007 non potrebbero uscire dal loro quartiere di Brighton: purtroppo il mondo va così. Anche il video coi dadi è accattivante, carino, già profilato per le trasmissioni indie, ma guardate piuttosto cosa riescono a fare coi dadi certi malati di mente che hanno davvero tanto tempo da perdere. Nonostante molti probabili difetti ma armato di incrollabile fiducia al concerto ci vado lo stesso.

Fujiya & Miyagi
La Casa 139 (Mi)
23 novembre 2007
h. 22:00
ing. non pervenuto + tessera Arci

sabato 17 novembre 2007

Siamo nel 1995

Nella foto: degli adulti si baloccano col Lego. Telecamera fissa a filmare, probabilmente diventerà uno stacchetto di Qoob per spezzare il nulla col vuoto. Niente a che vedere con chi col Lego riesce per davvero a fare cose interessanti. A parte questo esperimento che dimostra ancora una volta la superiorità del gibbone sull'homo sapiens, l'evento culturale-musicale-multimediale di ieri sera presso Assab One (remixiamo, quindi siamo ggiovani) era talmente avanti da sembrare un rave illegale del 1995 (ma con le liste per entrare e i buttafuori). Rimbombante e sfigato. I Pan Sonic e Keiji Haino hanno deliberatamente lancinato le orecchie dei presenti, aiutati in questo da un impianto vergognoso: ma gli homini sapiens si sono guardati bene dall'andarsene, per non rischiare la figura degli ignoranti. In realtà non era niente di imperdibile. C'era anche chi li spernacchiava, e c'erano anche dei ridicoli imitatori degli Amari dei quali preferisco non sapere il nome. Ma non posso parlare troppo male di questo evento, la presenza dell'open bar lo impedisce. Un posto con l'open bar raggiunge automaticamente la sufficienza. La situazione ha completamente mancato l'obiettivo prefissato: doveva essere la presentazione di un libro inutile, sfido a trovare qualcuno che se ne sia accorto. Un evento organizzato da incapaci presuntuosi e ingenui.

Situazione completamente diversa invece giovedì sera: i Bachi Da Pietra hanno suonato, e bene, per una cinquantina di persone. Notturni, blues e sofferenti, forse gli manca ancora il colpo del ko, ma è gente che fa le cose con cura.

giovedì 15 novembre 2007

Fra masochismo e suicidio commerciale


Questo è un video dei Pan Sonic, si chiama "Telakoe"

E questo è Keiji Haino dal vivo ad un festival che si chiama "No Fun", a Brooklyn (chi non ne avesse abbastanza può trovare ulteriori testimonianze filmate qui e qui). Adesso schiacciate play in contemporanea sui due video e avrete un'idea di quello che può succedere stasera. Gli inventori del minimalismo elettronico finlandese e uno dei terroristi del rumore più ricercati del mondo pare faranno un disco assieme: per ora ecco il tour. Questo appuntamento però presenta dei punti oscuri.

1) Si svolge in una specie di galleria d'arte che con la solita creatività alla milanese prende il nome da indirizzo e numero civico, e fin qui tutto normale: sia i Pan Sonic che Keiji Haino sono in giro da abbastanza tempo perchè i geni dell'arte contemporanea siano consapevoli della loro esistenza e li considerino fighi, cool, avanti, up to date.

2) Ma insieme al massacro auricolare sono previsti anche due concerti (o dj set? Forse sono addirittura tre) che sarebbe come accostare i bastardi nippofinnici a, che ne so, Laura Pausini e Renato Zero. Indie della mutua. Perchè dietro questo evento si nasconde la cosa più rivoluzionaria che la tv italiana abbia mai concepito: Qoob. Quella sottomarca di Mtv che va solo sul digitale terrestre e forse qualche minorenne guarda nell'intervallo delle partite (sempre che non ci sia South Park). Quando era in chiaro passava solo cinque video scelti fra il peggio della musica inglese, e non credo che si siano tenuti il meglio da parte per farlo vedere a un'audience potenziale mille volte inferiore a quella della tv in chiaro, quindi farà cagare per forza (l'etica professionale mi obbliga a dichiarare questo fatto come probabile, di sicuro non compro il digitale terrestre per guardare Qoob). Comunque, questa è la loro festa. Una festa di righe oblique, frangette, xkè, limoni, ti lovvo, legna e tutti quei simpatici termini che compongono il linguaggio dei giovani ("forse la peggiore generazione del nuovo millennio"). Come reagiranno questi giovani al cospetto del noise estremo? In mezzo a loro potrebbe celarsi un'emula di Amanda Knox. Speriamo, che sia carina uguale soprattutto.

3) Se guardate bene anche Keiji Haino ha la frangetta. E uno dei suoi amici finlandesi una volta ha pisciato sul palco. Secondo me sono degli imbucati, non possono averli invitati davvero.

4) Dimenticavo, è anche la festa della casa editrice ISBN, altro nome molto creativo, quasi come una casa discografica chiamata CD. Questi sono bravi però. La scusa per la festa è la presentazione di questo libro/dvd, capace di rispondere a domande che assillano l'umanità da centinaia di migliaia di anni: Perché band come Chemical Brothers e Daft Punk usano strumenti di trent'anni fa?, e poi (occhio che questa è bella) Cosa ci aspetta in futuro? La morte, che domande.

5) Dimenticavo n.2, si entra solo con l'invito perchè siamo a Milano, siamo fighi e i metallari non possono entrare. Non illudetevi, SONO GIA' DENTRO.

Pan Sonic & Keiji Haino
+ 2 o 3 altri pirla
Assab One (Mi)
16 novembre 2007
h. 22:00
ing. con invito

sabato 3 novembre 2007

Direttamente dal mercato di Kinshasa


Ecco i Konono N.1. Essendo pigro e taccagno difficilmente un concerto riesce a stanarmi. Fuori regione, addirittura. I Konono N.1 sono quel concerto. Ecco cosa ne ho scritto per Zero:

Quando si pensa alla musica elettrica di sicuro non si pensa all'Africa. Si pensa a luoghi ad alto tasso di tecnologia, dove basta attaccare alla chitarra una scatoletta con la scritta “American Metal” ed eccoti trasformato in Eddie Van Halen. Vezzi da primo mondo. Mai penserei di trovare musica elettrificata, distorta, effettata in mezzo al mercato di Kinshasa, Congo. Avete presente il likembè? Qualunque bancarella afro li vende. È quella scatoletta, di legno o metallo, cassa di risonanza per un numero variabile di lamine metalliche che si suonano in punta di dita. L'oggetto etnico che maneggi per cinque minuti (tanto a suonarlo non impari mai) e poi diventa curioso soprammobile. Il suono del likembè è quasi inudibile. La cassa di risonanza non serve granchè. Al mercato di Kinshasa c'è un gran casino. E i favolosi Konono N.1 vogliono farsi sentire. Di necessità virtù: i likembè li amplificano, con i mezzi primitivi che hanno a disposizione (la batteria della macchina?), e diventano tempesta elettrica (non ci sono arrivati oggi, lo fanno dal 1979). Hanno tam tam, fischietti, il ronzio basso di vetusti diffusori a tromba, pezzi di latta come percussioni, ballerine, microfoni intagliati nel legno. Il ricercatore musicale Vincent Kenis (Crammed Discs) li insegue per vent'anni. Alla fine li trova, li registra, li pubblica. Il pubblico dei rave belgi e olandesi impazzisce. Esperti di musica africana dicono che la musica tradizionale congolese si basa, di solito, su ritmi caraibici, quindi importati. Loro no, sono la giungla, l'evoluzione parallela in un habitat isolato. Resta da capire come funzioneranno qui, nella gabbia tecnologica rappresentata dal mixing desk digitale, dal fonico terrorizzato dai picchi fuori scala. Spero che i leoni fuggano dallo zoo. Konono, spaccate tutto.

Konono N.1 + Africus
Hiroshima Mon Amour (To)
3 novembre 2007
h. 22:00
ing. 13 €

domenica 30 settembre 2007

Legna negra

Come i 2manydj's se venissero dal ghetto invece che dal Belgio. Dj Spooky riesce a piantar dentro nel suo set Michael Jackson, i Clash, gli Iron Butterly, Kanye West, gli Eurythmics, il raggamuffin, i Beatles, i Beastie Boys, la techno martellona e Bob Marley. Sul video, full immersion nei corsi di "bandiere del mondo", "la seconda guerra mondiale attraverso i cinegiornali d'epoca", "videogiochi primitivi". I cosiddetti visuals, di solito pomposamente curati da un vj, hanno sempre un curioso effetto sul pubblico, che in loro presenza balla tutto girato dalla stessa parte. Come i bifolchi del Tennessee che ballano la square dance. Come quei branchi di piccoli pesci che si muovono all'unisono (ma i pesci sono più bravi a muoversi all'unisono). Come in palestra, dove un istruttore aguzzino riduce l'essere umano a criceto sul tapis roulant. Abolire i visuals in discoteca, posto dove è più bello usare gli altri sensi.

sabato 29 settembre 2007

The subliminal kid is in town

Quello che vedete nel video è un locale "superfigo" di Basilea, al trentunesimo piano della Messeturm. Una cittadina di nemmeno duecentomila abitanti vanta un locale "di design" che la grande Milano, "metropoli europea", può solo sognare. Il sito del Bar Rouge è curiosamente poco tecnologico e molto ricco di informazioni. Al contrario di quanto fanno i postacci milanesi da vorrei-ma-non-posso, pubblica menu e prezzi: è caro, ma non più dei postacci milanesi, e il reddito pro capite degli abitanti di Basilea (come cazzo si chiameranno?) è sensibilmente più alto di quello dei milanesi. Nel locale superfigo di Basilea non si vedono le facce da papponi o da troie che si vedono nei postacci milanesi. Nel locale superfigo di Basilea c'è un monaco buddista, che nei postacci milanesi verrebbe rimbalzato alla porta perchè non ha la camicia firmata. Quando il locale superfigo di Basilea vuole spendere dei soldi per un dj all'aperitivo, non chiama Fernanda Lessa. Chiama Dj Spooky.

Stasera Dj Spooky suonerà nella nostra bella città, presso lo sgabuzzino delle scope della Stazione Centrale. Presumo non metterà roba "da aperitivo" come nel locale superfigo di Basilea (sono sicuro che là lo pagano tanto e gli ordinano di non passare roba inquietante - anche il locale superfigo di Basilea ha i suoi difetti). Dall'autorevole esponente della scena illbient e gran contaminatore jazz/hip hop mi aspetto un set come quello che ha fatto al Novara Jazz Festival:

Ma mi va bene anche qualcosa di meno integralista (bellissimo questo video):

E' sempre gran musica negra. Stasera sono lì.

Dj Spooky + Dj Pandaj + Costa
Tunnel (Mi)
29 settembre 2007
h. 23:00
ing. 10 €

giovedì 27 settembre 2007

Yoseph

Un disco vecchio, per la velocità con la quale si accavallano i capricci dei frequentatori di posti dove si balla addirittura preistorico. Luke Vibert fa quello che nel 2003, secoli fa quindi, si chiamava breakbeat. Quest'uomo è, per il mio gusto, il miglior dj che abbia mai visto dal vivo. No, chiamarlo dj non è corretto. Diciamo "uno che si presenta in consolle col portatile, schiaccia due tasti e tira fuori dei ritmi devastanti". Il disco è più cerebrale che atletico, ma va benissimo così.

LUKE VIBERT
YOSEPH
WARP CD112 (2003)
320 kbps

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giovedì 13 settembre 2007

+ / -

Ne ho ascoltati di dischi in vita mia, e sono pure appassionato di minimalismo, ma come questo, mai. Musica, o meglio, suoni, per i quali l'aggettivo "minimalista" ha finalmente un senso. Più e meno, dall'acutissimo al bassissimo fino a sfondare la barriera dell'inudibile. Qualche dj impazzito potrebbe passarlo a un rave illegale alle sette del mattino quando non ha più voglia di mettere hard trance, giusto per far stramazzare i last men standing (occhio: +/- non è un disco da ballare - precisazione necessaria per i modaioli dalla dubbia sessualità e per le troiette electroclash - se siete così non scaricatelo). La musica di Ryoji Ikeda (池田亮司) non è "violenta" in senso classico, ma utilizza frequenze strane che stimolano particolari zone del timpano, difficilmente sollecitate in situazioni "normali". E' un esperimento di acustica più che un disco, ascoltato in cuffia procura sensazioni davvero mai provate prima. I Pan Sonic, per chi li conosce, al confronto sono da classifica della domenica pomeriggio. L'autore di questa roba (che per inciso a me piace parecchio), austero, serissimo, poteva forse provenire da un posto che non fosse il Giappone? Ikeda, come da copione, non fa concerti, ma installazioni. Una che vidi tempo fa, in pieno inverno e nel più classico degli spazi industriali dismessi, prevedeva che ci si dovesse togliere le scarpe per farsi attanagliare dal gelo del cemento mentre gli speaker ti frustavano con questa musica. Sul muro, dipinto di bianco, il puntino rosso di un laser. Nient'altro. Lo zero assoluto.

RYOJI IKEDA
+/-
TOUCH TO:30 (1996)
320 kbps

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venerdì 7 settembre 2007

Zuckerzeit

Il tempo dello zucchero. A vedere la scritta caramellosa in copertina potrebbe essere un disco sbucato dalle peggiori discariche degli anni 80, e anche un po' ricchione. Invece, ecco il lato più elettronico (e bruciato) del krautrock. I Cluster ti sbocconcellano il cervello con testardaggine germanica. I due dobermann Dieter Möbius e Hans-Joachim Roedelius quando ti azzannano non ti mollano più. Möbius! Roedelius! Sitz! Platz! Bravi, ecco il vostro zuccherino con una goccia di LSD.

CLUSTER
ZUCKERZEIT
BRAIN 1065 (1974)
320 kbps

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domenica 18 marzo 2007

Musik von Harmonia

Una nave spaziale in PVC, provvista di manico ergonomico e in rotta di collisione con il sole. Ai comandi c'è il Barone di Münchhausen. La propulsione è psilocybinica. Insomma, ci sono tre tedeschi che fanno elettronica negli anni 70. Uno si chiama come un matematico settecentesco, primo teorizzatore di forme geometriche impossibili. Non per caso. Del krautrock questo è uno dei dischi più belli e vertiginosi.

HARMONIA
MUSIK VON HARMONIA
BRAIN RECORDS 1044 (1974)
192 kbps

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