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giovedì 13 marzo 2008

Attributi





In viale Enrico Fermi ci sono la camera mortuaria dell'ospedale, un nutrito parterre di puttane, un gigantesco dinosauro di gomma appeso a un traliccio e il Legend 54. Al Legend 54 hanno suonato i Chesterfield Kings. I Chesterfield Kings hanno un cantante decisamente ambiguo e un roadie con maschera da lottatore messicano che lancia grossi palloni gonfiati in mezzo al pubblico. Miscela instabile di Rolling Stones, Stooges, New York Dolls, Dead Boys, esplosivi. Per la perfezione mancava solo la rete da pollaio a cintare il palco. Buoni anche i Cavemen in apertura, bitt italiano dalla terra del lissio. Oggi sono telegrafico, lunghezza del post inversamente proporzionale alla statura dei Chesterfield dal vivo.

mercoledì 12 marzo 2008

Vieni anche tu nel nostro mondo di caramelle colorate


Eccone altri, di falliti professionali. Gente che ha cominciato nel 1979, in piena ansia punk, facendo musica che nessuno cagava più da almeno dieci anni. Il garage stile "Back from the grave". Acidi, palloncini colorati e capelli lunghi in un'epoca di anfetamine e rasature perfette. Fatto sta che il "garage rock revival" diventa addirittura un genere, i Chesterfield Kings ne sono pionieri. Immaginate se un gruppo che si forma adesso si mettesse a fare musica che era in voga nel 1994 (lo scarto temporale è lo stesso): nessuno se ne accorgerebbe, di questo scarto. I tempi sono diversi, vale tutto, nel rock i generi convivono tutti insieme (è un bene secondo me) ma sono anche molto meno caratterizzati. E le band del 1994 sono in giro ancora quasi tutte. Longevità, e va bene, ma anche un certo immobilismo. I Chesterfield Kings da ventinove anni fanno musica vecchia di quaranta. Quello che piace a me. Il cantante con quelle canottierine luccicanti sembra un po' un'orecchia ma per stavolta si chiude un occhio (in realtà non me ne frega un cazzo ma mi piace il gioco di parole). Qui un loro video vecchio e che sembra antico. E qui la storia di quella canzone. Meglio l'originale? Per forza.

THE CHESTERFIELD KINGS
LEGEND 54 (Mi)
12 MARZO 2008
h. 22:00
ing. 15 € + tessera (non so quale, in sto posto non ci sono mai stato, è a mezzo chilometro da casa mia e non promette un cazzo bene)

giovedì 6 marzo 2008

First Album

Questo blog ha una passione per i dischi con le copertine gialle e/o marroni. Soprattutto se sono dei grandi dischi. Grandi dischi che puntano al mimetismo, alla dissimulazione. Credo che poche copertine siano più anonime di questa. I (gli? Mai capito) ZZ Top hanno sempre avuto una vena per le copertine brutte o tamarrissime - ma d'altronde sono texani, mica froci. Questa copertina, in particolare, potrebbe andare bene per una compilation di blues degli anni 20, quelle edizioni accademiche tipo Smithsonian Folkways, pettinatissime© ma non certo accattivanti esteticamente. E lontane musicalmente da un disco - blues, certo, anzi "certificato" - che non suscita semplice struggimento, ma ti butta a pedate nel culo fuori dal bar se lo guardi storto. E' abbastanza il finale di Bedroom Thang. Non inquietatevi se un cespuglio di tumbleweed attraverserà rotolando il vostro salotto. E quella strana bestia che fa capolino da dietro il lavandino non è uno scarafaggio molto grasso, ma un armadillo. Il primo album dei (degli? Mai capito) ZZ Top accelera il processo di desertificazione.

ZZ TOP
ZZ TOP'S FIRST ALBUM
LONDON PS 584 (1970)
VBR

tracklist here
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martedì 12 febbraio 2008

Zombified

Professionalità consumata e scarso successo sono due caratteristiche quasi indispensabili perchè dei musicisti entrino tra le mie preferenze. Se i musicisti in questione suonano anche rock'n'roll, blues o un loro derivato per quanto mi riguarda sono a posto. Se, inoltre, possono vantare qualche pur minima similitudine con i Cramps gli mando un biglietto d'auguri quando viene Halloween (peccato non abbia l'indirizzo di questi, comunque andate sul sito e chiedete loro di venire a suonare nella vostra città - difficile però che si muovano dagli stati del Sud). Come si fa a non amare una band che sponsorizza un pilota di speedway? Naturalmente abbiamo a che fare con una piccola comunità di sfigati totali e il loro centauro al momento è in sedia a rotelle perchè si è fracassato tutte le ossa tranne quelle dei mignoli. Vantano un nome spettacolare, La Cultura Sudista Nelle Sgommate: interpretazione libera, possono essere sia sull'asfalto che nelle mutande. Oltre a questo disco, tour ep australiano in edizione limitata che potrebbero pure essersi dimenticati di aver registrato, eccovi una foto: da stampare, ritagliare e incollare sul cruscotto della mietitrebbia.

SOUTHERN CULTURE ON THE SKIDS
ZOMBIFIED
CORTEX CTX113CD (1998)
192 kbps

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mercoledì 6 febbraio 2008

C'è del marcio in Danimarca / 2


Quando sento un ritmo così non capisco più un cazzo, che ci volete fare. Il ritmo dei Raveonettes, sempre danesi (a volte possono essere anche dei plausibili discendenti dei Jesus & Mary Chain). La sparuta scena danese mostra pure piacevole versatilità (vedi il concerto segnalato ieri, a me piacciono parecchio anche questi) e sono sicuro che da qualche parte nello Jutland si nasconde del metal. Al contrario di un'altra scena in cui secondo qualcuno c'è solo indiepop di merda (carini - svenevoli - sensibili: al muro) o cantautori oratoriani (anelli di congiunzione tra l'essere umano e i papaboys - le persone di buon gusto sono sconsigliate dal visitare i link precedenti, che ho messo solo per dovere di trash). In realtà in Italia c'è davvero qualcosa di diverso ("di migliore" dico io - questione di gusti, è però innegabile che tutti questi siano bravi dal vivo e gli altri no), ed è una vergogna che se ne parli pochissimo. Per par condicio mettiamo anche questi, ignorantissimi (il primo che indovina a che film è ispirato il video vince) - mille volte meglio cantare "rischia la galera, fatte rispettà" che "i tuoi discorsi metafisici sui fori dei piercing che si richiudono". Bimbo, la metafisica non c'entra una cippa di cazzo, non sei un poeta, impara a suonare.

Ma sto andando troppo fuori tema (dalla prima riga direte voi), il fatto è che mi girano le balle a elicottero confrontando la situazione politico-sociale italiana con le tematiche espresse da un sedicente "underground cantautoriale" che segretamente aspira al Festival di Sanremo. I Raveonettes potrebbero piacere anche a qualche tipa con la maglietta a righe, scordatevi però che costoro sappiano o vogliano ballare come le tipe del video - le milanesi certe cose le fanno solo su myspace e forse ci riescono al quinto tentativo. Rock'n'roll basilare, vecchio come il cucco, senza menate e che esce su major: ormai è una cosa di cui vantarsi a testa alta. I venduti sono quelli che vorrebbero. Fate con calma, che fino a lunedì non potrò leggere i vostri insulti.

THE RAVEONETTES
MUSICDROME (MI)
10 FEBBRAIO 2008
h. 21:30
ing. 15 €

mercoledì 30 gennaio 2008

I got a thing inside my pocket. It's rock'n'roll


Ieri nel descrivere il declino della carriera di Jon Spencer mi sono dimenticato di citare la mossa più recente e imbarazzante. Molti ne hanno parlato con disgusto. Acne di Zanzara va oltre l'indignazione e il piagnisteo ("indignazione" e "piagnisteo" sono gli autori del 99% dei blog italiani - tutto loro scrivono), e vi permette di toccare con mano l'oggetto misterioso. Capirete che il buon Spencer si limita a fare "woo-hoo" un paio di volte e - forse - a suonare la chitarra. Troppo poco per il linciaggio.

Il nostro sul palco conferma quanto ho anticipato: è sempre un gigione animato dal fuoco del rock'n'roll - non è più (ovviamente) una delle punte di diamante del rock mondiale, fa il verso a sè stesso. Continuerà finchè campa a raccogliere consensi entusiastici nelle più sperdute provincie dell'impero (tipo Italia) ma gli hotel cinque stelle ormai appartengono al passato. Gli Heavy Trash sono in tour con un catorcio di furgone e con una backing band che fa il doppio lavoro, The Sadies.

I Sadies, canadesi di Toronto, sono uno di quei gruppi che impazzano alle feste di capodanno nell'Alberta. Country-rock-surf-folk-psych suonato a memoria, tecnica prodigiosa infarcita di assoli velocissimi e anche una discreta personalità compositiva. Questi stakanovisti prima fanno il loro onesto concerto, professionale, divertente e impreziosito nel finale da un numero da circo mai visto prima: un chitarrista suona i tasti della chitarra dell'altro chitarrista, e viceversa, continuando contemporaneamente a pennare sulla propria - le due chitarre suonano melodie diverse. Bisogna vederlo per capire esattamente come funziona, ho cercato di filmarlo ma come al solito quando compare lo yeti si scaricano le pile - mannaggia. Poi suonano con i due Heavy Trash, e Jon Spencer dovrebbe dedicare ai Sadies le stesse attenzioni che ha dedicato al microfono, per ringraziarli di aver salvato la sua esibizione da un immediato oblio. Comunque il rock'n'roll tradizionale lo sa fare, eccome.

martedì 29 gennaio 2008

Le ultime cartucce


C'era una volta la Blues Explosion. Trio blues-punk privo di basso col quale Jon Spencer ha pubblicato tre album bellissimi, minimalisti e cattivi (questo, questo e questo) - ma il più nuovo è del 1996, e della stessa epoca è anche la collaborazione col bluesman R.L. Burnside che ha dato origine a un altro disco stupendo. Nel frattempo il trio si è progressivamente imbolsito pubblicando roba inutile (tranne forse questo), anche dal vivo non hanno più replicato concerti come quello (indimenticabile) al Rainbow di Milano nel '97, finito con una chitarra imbrattata di sangue. La nave ha poi cominciato a imbarcare acqua e i tre topi si sono dati - leggi hanno preferito dedicarsi a progetti collaterali.

Judah Bauer, chitarrista: non pervenuto. Il suo sito non viene aggiornato dal 2006. Ha tentato la fortuna insieme al fratello - batterista ignobile - con i 20 Miles (roba per completisti che comparirà prossimamente su queste pagine) ma ormai suona con i gruppi del suo quartiere. Che brutta fine.

Russell Simins, batterista: suona con due bambini. Ne riparleremo, visto che vengono dal vivo tra qualche settimana e il rock infantile sembra l'ultima tendenza. Non sto parlando di gruppi inglesi, ma di bambini veri.

Jon Spencer, frontman: quando le idee scarseggiano, meglio rivolgersi ai classici del passato. Infatti fonda gli Heavy Trash insieme a un altro chitarrista semifallito (Matt Verta-Ray, ex Madder Rose, ex Speedball Baby). Rockabilly tutto sommato tradizionale (Spencer si è pure impomatato per ottenere una rocambolesca banana) che potrebbe essere davvero l'ultima spiaggia. Se avete i coglioni è ora di farlo vedere, o è finita.

Stasera vado con lo spirito con cui si guarda la Formula 1: tutti lì in attesa dell'incidente mortale.

HEAVY TRASH + THE SADIES
MUSICDROME (MI)
29 gennaio 2008
h. 21:30
ing. 15 €

mercoledì 16 gennaio 2008

To Live

Un altro personaggio da citare nell'ideale Enciclopedia dell'Ignoranza. Martin Rev, metà dei Suicide insieme ad Alan Vega (credo sia la band per la quale è stato inventato l'orrendo termine "seminale"), non è ignorante per nascita, ma per perseveranza. Dopo trent'anni di carriera fa esattamente la stessa musica che faceva nel 1977. Non è nemmeno invecchiato, al contrario del suo socio Vega, diventato il sosia di Maradona (qui Rev nel 1977, qui nel 2005 - nel frattempo deve aver rotto il primo paio di occhiali, ma pesa sempre 27 chili). E visto che con i Suicide ha esplorato i meandri del minimalismo sintetico e della ripetitività, potete immaginare quali mirabolanti novità possa racchiudere un suo disco del 2003. Ecco, sì, c'è qualche base che potrebbe aver rubato a un karaoke coreano, ma gran parte del disco è roba da eroina e guerra fredda (curiosamente stanno rimontando di brutto). Meglio lui, che ha scritto la ricetta di questo strano synth-noise-pop-rock'n'roll desolante, che i ragazzini che lo copiano. E la chiamano "electro".

MARTIN REV
TO LIVE
FILE-13 FT46 (2003)
320kbps

tracklist here
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venerdì 11 gennaio 2008

Teresa non sparare


Sono pochissimi i gruppi che riescono a demolire il muro dell'ipocrisia. Quelli che sfondano suonando musica che secondo media e opinione pubblica è troppo dura, urlata, che non scende a facili compromessi. Come se ci fosse da vergognarsi ad avere dei gusti decisi. Mi vengono in mente i Nirvana, che comunque hanno sempre interpretato nell'inculcato sentire comune la parte dei drogati sporchi e cattivi, e se li ascoltavi eri per forza drogato, sporco e cattivo anche tu. Ricordo quelle situazioni da negozio di dischi (non entro in uno da almeno cinque anni, esisteranno ancora?) in cui quando chiedevi al commesso notizie su un disco non da classifica rispondeva invariabilmente, come un automa, "hai guardato nel metal?". Anche se volevi i Labradford. Gente che si ciba di fatti di cronaca pieni di cadaveri fatti a pezzi, che fa saltare in aria le bombe a mano a capodanno, che se lo fa picchiare in culo per non perdere la verginità prima del matrimonio in chiesa o che prende a sprangate il vicino di casa colpevole di tifare per la squadra sbagliata. No, che schifo l'aglio, poi psicofarmaci a caso, a manciate. E al primo accordo di chitarra distorta, alla prima voce che non piagnucola scappano come inseguiti da un battaglione di zombi. Car stereo da dodicimila watt per sentire la Pausini. Ai suoi concerti ci sono stand attrezzati per aborti lampo, sono sicuro.

Il Teatro degli Orrori il muro non lo sfonda. Ha praticato un piccolo foro, attraverso il quale può gettare uno sguardo terrorizzato sull'umanità orrenda che popola il paese. Non riesce nemmeno ad essere headliner in un festival di musica indipendente italiana, per dire l'impatto che il gruppo di Capovilla riesce ad avere, con fatica sovrumana per giunta (è gente da duecento concerti all'anno). Meno di una scoreggia. C'è da aver paura di questo pubblico. Stasera mi porto la lama, casomai incontrassi dei tagliagole seguaci di Anna Tatangelo.

IL TEATRO DEGLI ORRORI + JOHN FORD
JAIL (LEGNANO)
11 gennaio 2008
h. 22:00
ing. 10 €

venerdì 14 dicembre 2007

Gli animaloni


Spero di risolvere rapidamente questa questione (gente simpatica ma gruppi di merda) per potermi poi presentare al nuovo appuntamento con Night For The Deaf. Headliner uno sconosciuto gruppo giapponese con animalone peloso sul palco (pecora - si noti la coroncina di foglie di marijuana), anticipato da un trio tedesco che potrebbe essere ignorantissimo. I giapponesi fanno parte di una tradizione di cervelli ustionati che nel paese del Sol Levante ha parecchi illustri epigoni. Molto rumorosi, psichedelici, attivi dal 1987, con due batterie: basterebbe. In più c'è Marby la pecora, sorta di Hello Kitty per metallari (la civiltà di un popolo si misura anche dall'uso che viene fatto degli animaloni - gli italiani come al solito si distinguono). Curiosità: qui suonano in un locale spagnolo dove per accedere al palco bisogna prendere l'ascensore - non potevo non farvelo vedere. I tedeschi invece ambientano un loro video presso un benzinaio. Abitudine che penso prenderà piede: le stazioni di servizio fra un po' non serviranno più a un cazzo - ah no, ci vendono la birra. Chi non viene è un Justice.

MARBLE SHEEP + DRIVE BY SHOOTING
COX 18 (MI)
14 dicembre 2007
h. 23:00
ing. a poco prezzo

lunedì 10 dicembre 2007

Misteri del libero mercato

Prima di tutto bisogna capire come mai gli Enon (che per venire a suonare qui devono attraversare un oceano) hanno suonato gratis e i Mojomatics (che per venire qui devono attraversare solo mezza Padania) hanno voluto 8 Euro. Fatto sta che i primi hanno attirato trenta persone e i secondi centocinquanta. La logica vorrebbe che i Mojomatics fossero molto più bravi e celebri degli Enon, ma non è così. Sono bravi entrambi e la celebrità abita proprio da un'altra parte. Entra in gioco l'atteggiamento del pubblico italiano, che al contrario di quanto accade in qualunque altra nazione (al concerto si va soprattutto per la curiosità di vedere qualcosa di nuovo), preferisce andare sul sicuro e rivedere quello che già conosce. Over and over. Altrimenti non si spiegherebbe come fa Vasco a riempire gli stadi da più di vent'anni proponendo spettacoli patetici. I Mojomatics meritano tutto il rispetto e l'appoggio possibile, sanno spiegare ai giovincelli cos'è il rock'n'roll, sanno tenere il palco alla grande con una formazione e una strumentazione davvero minime, sono pure creativi riuscendo a mettere insieme il blues del delta col mod inglese alla Jam. Il batterista è come la 'ndrangheta ("una cosa piccola piccola, ma che tiene su tutto"). Però non riesco a spiegare il divario di spettatori se non con la poca voglia di mettere il naso fuori di casa al martedì.

sabato 8 dicembre 2007

Se ti senti triste...


...perchè oggi è la festa della Madonna, ho quello che fa per te. Rag For A Sad Day dei Mojomatics, canzone che ritengo molto appropriata in quanto questi due rocker vengono dal Veneto, terra che ha dato al mondo numerosi e convincenti sostenitori della natura suina della divinità. Sarebbe festa, ma siccome è sabato non conta e i lavoratori lo pigliano in culo ancora una volta. Lavoratori, non disperate, almeno suonano i Mojomatics: festa doppia. Ok, a Milano vengono a suonare 4 o 5 volte all'anno, curiosamente in concomitanza con le più popolari feste comandate. Quanti ce ne sono in Italia che suonano così? Ok, l'audio fa schifo ma vi garantisco che altri non ce ne sono. Approfittatene, finchè durano. Ok?

The Mojomatics
The Garage (Sesto S. Giovanni)
8 dicembre 2007
h. 21:30
ing. non si sa + tessera 5 €

giovedì 20 settembre 2007

XXX

Avete la casa piena di indieoti che alle due di notte non accennano a tornarsene nelle loro squallide camerette perchè impegnati in una acuta discussione su quali siano le pettinature del momento? Premetto che in casa mia questa gente viene trattata peggio del prete quando viene a portare la sua benedizione del cazzo. Ma se foste invischiati in una situazione di siffatta ripugnanza potete stare tranquilli, perchè Acne di Zanzara vi fornisce un'infallibile arma segreta. Un disco recente degli ZZ Top. Le barbe sono sempre le stesse. La musica è sempre la stessa, anzi meglio delle loro produzioni leccate degli anni 80. Riescono a metterci dentro anche un pezzo "elettronico" (e sentire i texani alle prese con l'elettronica è come vedere un porcello che fa il salto con l'asta, ma se la cavano alla grande lo stesso). Un ritorno alle origini blues e ignoranti per festeggiare il trentennale di carriera ("xxx" non è solo un epiteto dei film con cui vi tirate delle gran raspe, ma in numeri romani vuol dire "trenta"). Ci sono anche quattro pezzi live che ribaltano. Un vero indie party cleaner, garantito. La colonna sonora adatta per ammazzare a calci gente che dice e scrive puttanate di questa levatura (sia gli intervistati che l'intervistatore). Roba che finirà prossimamente nella solita rubrica.

ZZ TOP
XXX
RCA 74321-69372-2 (1999)
320 kbps

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mercoledì 19 settembre 2007

Fiamme in casa

Una lampada found object getta riflessi ignei su superfici studiatamente eterogenee. La poltrona executive girevole in velluto cremisi ("Lunna", Gillis Lundgren per Ikea) fronteggia uno scaffale componibile ("Bestå", Mikael Warnhammar per Ikea), perfetto per intimidire l'ospite con una massa critica culturale ostentata quanto millantata. La mensola metallica verniciata a fuoco (anonimo del XX secolo per Ferramenta del Nord) richiama suggestioni da rivoluzione industriale, come l'obsoleta strumentazione fonoelettronica che ospita. Un accenno di presenza umana è suggerito dall'anfora sbeccata (Ceramiche di Albenga, pezzo unico), le cui morbide curve contrastano con la severità delle geometrie ortogonali del reggivaso (serie "Lack", anonimo scandinavo del XX secolo per Ikea). Il fiore oversize è in materiale sintetico e trova la sua collocazione ideale in un milieu metropolitano irrimediabilmente polluted. Si intravede una seduta imbottita "in stile" con bracciolo slanciato in una voluta rococò. Autoreferenzialità richiesta da lui con coercizione. Vi aspetto per l'esproprio proletario. Portatevi la bodybag dei Klaxons, che Hanneman e Araya, i miei molossi prussiani, sono a digiuno da tre giorni.

martedì 28 agosto 2007

Sguazzare nel Martini

Ampio spazio è stato dato sui media nazionali allo spogliarello di Dita Von Teese a Senigallia credo sabato scorso. La performance includeva (vedi foto) il famoso "bagno nella coppa di Martini". Premessa: non è Martini quello che vedete. E' un liquido verdastro e con la schiuma. Non il cocktail cristallino che mi aspetto di veder servito in una tale coppa. Manca pure l'oliva, ma capisco che trovare un'oliva di una decina di chili che non sfiguri in un bicchiere di queste dimensioni sia un'impresa difficile (ma si sarebbe potuta surrogare con un bel cocomero). Poi, nella foto il tutto sembra una figata, ma le leggi della fisica non sanno distinguere se l'essere vivente che sguazza nella coppa sia la diafana topona in questione (Marilyn Manson è un coglione più grosso dell'oliva di cui sopra) o un porcello. Quindi schizzi, spruzzi, ondate, una pozzanghera sotto il bicchiere, lo spettacolo non risulta così elegante come vorrebbe essere. Se la coppa contenesse un liquido dal peso specifico più elevato, che ne so, mercurio, o una pasta e fagioli bella densa, la procace Dita potrebbe presentare uno show privo di quegli imprevisti che di solito succedono quando si lava il cane (dovrebbe pensarci). Questo lungo discorso è preludio alla copertura dell'evento data dal Tg5 di domenica scorsa. Parte il servizio, e prima che il commentatore attacchi col suo discorsetto di circostanza, si sente l'audio della platea durante il numero del Martini. Sopra i rumorosi ululati testosteronici della maggior parte dei presenti emerge CHIARISSIMA una frase di un sagace marchigiano che come me è stato colpito dall'inondazione che manderebbe in panico qualunque madre di famiglia: "Ahò, la vòi la paperella?". Questo genio della battuta da avanspettacolo se mai leggesse queste righe si faccia vivo, voglio complimentarmi...

lunedì 16 luglio 2007

Adesso vi faccio vedere come suona una rock band

Una tazza del cesso inquadrata dal basso è un'immagine forte. Molti di voi (in particolare i piagnoni che stasera andranno a vedere i Muse all'Arena di Verona o i Bright Eyes a Torino) non potranno sopportarne la vista. Lo scrigno che accoglie le peggiori lordure, l'emblematica sfinge porcellanata, l'oasi dove il corpo umano può sgravarsi da tutte le sostanze indesiderate torreggia sulla copertina del primo grande singolo di un grandissimo gruppo fuori moda che ieri sera ha presentato un grandissimo concerto. I Mudhoney. Ormai la tendenza nel rock si è completamente invertita (infrocita?), se una volta (fino ai primi anni 90) niente poteva battere la furia dei ventenni, oggi per vedere quella furia, quell'impegno, quella puzza di rock'n'roll bisogna andare a vedere i quarantenni. Come minimo. Del tour de force concertistico delle ultime due settimane (in cui hanno spaccato tutti quanti, i Mudhoney e i Tinariwen un po' più degli altri), non c'era un musicista che avesse meno di trentacinque anni. Lui potrebbe rincarare la dose includendo in questa disamina anche i Brutal Truth. I Beasts Of Bourbon (supporter da me molto attesi) necessitano di un discorso un po' diverso. Se i Mudhoney sono la tazza del cesso, i Beasts Of Bourbon sono una turca intasata. Come si conviene ai perdenti vanno sul palco col cantante sbronzo, suonano mezz'ora (sbagliando parecchio) e il cantante fa di tutto per farsi odiare dal pubblico (senza riuscirci!): saluto romano, lancio di lattina di birra piena, sputi. Ma ci sta: nel rock'n'roll conta anche chi fallisce. Per fallire, però, bisogna almeno provarci. I giovani non ci provano. I giovani sono emo.

domenica 15 luglio 2007

Fango, miele e bourbon

Ultima gita a Torino della stagione. Due gruppi talmente fuori moda e menefreghisti da non avere un sito ufficiale. Dal vivo sono meglio adesso che negli anni 80, un'altra dimostrazione pratica degli effetti benefici della droga.

Mudhoney + Beasts of Bourbon
Spazio 211 - Torino
15 luglio 2007
h. 21:00
ing. 15 €

giovedì 12 luglio 2007

Lo vedi quel puntino là in fondo?

E' Lou Reed. Adesso lo vedo. Adesso no. Sposta quella testa. Quando devi vedere un concerto da cento metri di distanza certe cose le puoi solo immaginare. Il concerto che mi piace mi attira verso il palco, come la calamita attira il ferro; allo stesso modo il concerto che non mi piace mi allontana dal palco. La situazione di ieri sera al Traffic Festival impediva lo svolgimento secondo natura di questo processo. Dov'eri eri, non potevi avvicinarti alla fonte del piacere auricolare, nè tantomeno allontanartene causa affollamento fuori norma. Si piscia nel bicchiere di plastica, via. Da quel che ho capito, il Lurido è ancora in forma, ha il gilet di pelle, bel concerto con Berlin molto riveduto e corretto (con coro, orchestra e Steve Hunter alle chitarre - parecchio blues). Audio disturbato da un pubblico un po' troppo indisciplinato: il popolo tende ad attribuire scarso valore alle cose gratuite. Bis da urlo con, nell'ordine, Sweet Jane, Satellite of Love e Take a Walk on the Wild Side. Compare pure Antony (di Antony & The Johnsons) al piano e gorgheggi. Potete chiamarlo dinosauro, mummia, bollito, pensionato, vegliardo, ma senza Lou Reed e questo disco del 1973 tutta una serie di gruppi lamentosi di merda non esisterebbero (Flaming Lips, Keane, Coldplay, Polyphonic Spree... dio che schifo). Non so se gioirne o dolermene. Il video sopra è con John Cale (e Nico che guarda), Le Bataclan, Parigi 1972. Un ringraziamento alla graziosa presentatrice che ha invocato l'ecatombe con un "ci vediamo domani sera per i Daft Punk... se riuscite a tornare a casa". Ed ecco che quarantamila mani cercano quarantamila scroti.

mercoledì 13 giugno 2007

Cadillac Cabo Wabo Margarita

Ho visto "Grindhouse - A prova di morte". Due volte. Chi volesse andarlo a vedere e non volesse (come me) sapere nulla del film prima di vederlo farebbe meglio a smettere di leggere e recarsi senza indugio nel peggior cinema della sua zona (è un film che andrebbe visto necessariamente in un cinema brutto, stantio di muffa e con le sedie di legno, ma credo non ce ne siano più, sono tutti multisala asettici). La storia non ve la racconto, potrebbe essere un'interpretazione di "Delitto e Castigo" oppure, con un incrocio letterario, il Vaughan di "Crash" contro una collezione di donne che dialogano come nei romanzi di Bret Easton Ellis. Grindhouse è un altro tassello nella cosmogonia tarantiniana, tutti i suoi film sembrano svolgersi nello stesso mondo di fantasia, potrebbero essere gli anni 70 di un universo parallelo in cui esistono cellulari, bancomat e SUV (che nell'inseguimento finale fanno una brutta fine, con tutte le macchine che ci sono sono proprio due SUV a finire speronati dalle maestose muscle car di Kurt Russell e delle ragazze). Prove a questo riguardo ce ne sono parecchie. La suoneria del cellulare di Rosario Dawson è il tema portante di Kill Bill. La stessa Dawson fuma le Red Apple (le stesse sigarette che fuma Bruce Willis in Pulp Fiction). Esiste il Big Kahuna Burger ("dove gli hawaiani fanno gli hamburger"). Kim (Tracie Thorns) da una sua battuta ("Non bestemmiare") lascerebbe intendere di essere la fidanzata di un Jules Wynnfield post-conversione. Il film non dice però se è vegetariana o meno ("La mia ragazza è vegetariana, e questo fa di me praticamente un vegetariano"). Curiosità che ho notato nella seconda visione: ci sono due omaggi a Johnny Cash (il primo nel bar di Warren, dove compare un manifesto con la scritta Cash Only e la celeberrima foto in cui The Man In Black fa il dito, il secondo nel drugstore, dove il commesso appassionato di riviste di moda tiene una sua action figure sul bancone), ma non compare nemmeno una sua canzone nella colonna sonora. Per beccare tutti i riferimenti presenti in un film che è un vero inno alla gioia di stare in una sala buia, bisognerebbe vederlo altre venti volte (devo anche capire che animale è la statuetta sul radiatore della macchina di Kurt Russell). E' il film più rock'n'roll dell'anno. D'ora in poi potrò anche dividere il genere umano in due categorie: chi ha visto "Punto Zero" e chi no. Qui un bel po' di curiosità, qualcuna secondo me è sbagliata.

lunedì 11 giugno 2007

Un chilo di ferro pesa molto più di un chilo di paglia

La differenza la senti quando te lo tirano in faccia. Questi fenomeni che rispondono al nome di Teatro Degli Orrori hanno semplicemente cancellato quant'altro è comparso sui palchi del Mi Ami. Molto bene, come preannunciato da queste pagine, anche i Bachi Da Pietra (un chilo di legno, un bel ciocco da bruciare nel camino quando viene l'inverno, pesci fuor d'acqua lynchiani in una kermesse purtroppo dominata dai palloncini colorati e dalle caramelline senza zucchero) e i Vanessa Van Basten (un cubetto di porfido, ancora un po' inesperti e penalizzati da un impianto inadatto per il loro quasi-doom, ma ce ne fossero). Poi, i Julie's Haircut e i Settlefish sono onesti ed esperti mestieranti che ormai sono così da almeno dieci anni: oltre non potranno mai andare. Tra gli altri quaranta gruppi esibitisi si annidano delle cose ignobili che mi rifiuto di citare (costoro mi ringrazino per essere stati paragonati alla paglia piuttosto che alla merda - pesano uguale e spesso vivono in simbiosi, nelle stalle) e c'è stata pure una polemica fra perdenti ridicola come un litigio per una medaglietta di latta a un torneo rionale di boccette (qui). Tutto il resto - posto, organizzazione, gente - è stato fantastico. Domenica ovattata e dedicata alla conta dei cadaveri e a far sentire ai moribondi qualche disco a caso. Lunga vita.

p.s.
Mi stavo dimenticando di Giorgio Canali. Col Bugo. Un chilo di chiodi arrugginiti.