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lunedì 17 dicembre 2007

Tripudio ovino

E' venerdì sera. Mentre l'orda barbarica appicca il fuoco al palazzo, l'imperatore non ha ancora deciso quale servizio da tè far portare in tavola per il ricevimento. Questa è l'atmosfera che si respirava qui, durante una miniconferenza in cui un selezionato gruppo di teste d'uovo della discografia e del giornalismo ha discettato sul succoso argomento "cosa succederà alla musica dopo internet". I pochi presenti sono stati messi al corrente delle seguenti verità:

"il tempo medio di permanenza sui canali di Mtv è inferiore a cinque minuti" (hanno contato solo quelli che non trovano più il telecomando);

"i dischi non si vendono più";

"i giornali musicali non si vendono più";

"cosa ci stiamo a fare qui?".

Poi il delegato di Radio Popolare, con la voce tremante dell'orfanello che scopre di essere stato venduto a un trafficante di organi, si domanda: "ma ci saranno mai dei giovani che raccoglieranno il testimone degli Afterhours, dei Subsonica?". Non potevo stare zitto. "SPERIAMO DI NO!" gli ho urlato, tra le risate di chi non aveva il boccale di birra alle labbra. Dopodichè sono andato a vedermi chi del futuro della musica se ne sbatte i coglioni, mandando sul palco Marby la pecora.

I Marble Sheep, due batterie, due chitarre, un basso (suonato da una bassista femmina e giapponese - che però non conta nell'ambito della "rispettabilità indie", perchè i Marble Sheep sono tutti giapponesi), spaccano ben al di là della limitata immaginazione occidentale. Come gli Hawkwind ma dieci volte più tirati e rumorosi. E molto, ma molto meno tamarri. Durante i bis si raggiunge il climax quando la bassista, incitata dallo slogan "vogliamo la pecora! Vogliamo la pecora!" (uno slogan lanciato senza vergogna dalla Signora Marta, la cui semplice, rarissima presenza a un concerto lo rende un evento irripetibile) compare saltellando e vestita da pecora in una trionfante deflagrazione di feedback. Trenta spettatori impazziti che ballano con una pecora. La cosa più simile alla gayna© che ho visto quest'anno. Menzione d'onore per il merchandising: uno dei più ampi assortimenti di magliette che abbia mai visto, decine di cd, vinili e split singles con gruppi ignoti, un set di plettri firmati dai membri del gruppo, un box con otto cd-r dal vivo al prezzo ridicolo di dieci euro: di sicuro questa gente ha fiducia nel futuro, riesce a vendere il proprio artigianato e non ha mai assistito a una miniconferenza da mani sui coglioni come quella di prima. E queste cose succedono sempre, ahimè, quando ho finito i soldi. Avanti così.

mercoledì 14 novembre 2007

Green Machine


Ogni tanto ai concerti succede che il brusio indistinto della gente che chiacchiera cessi di colpo. E' successo ieri sera: venti persone che finiscono di dire quello che avevano da dire nello stesso momento. Seguono quei due-tre secondi di quasi silenzio in cui anche una parola detta a mezza voce la sentono tutti. Al concerto degli Hermano è successo mentre si aspettavano i bis. Le voci tonanti dei metallari cessano come per incantesimo. In quell'attimo uno sconosciuto dice, pacatamente, "Motorhead". Gli Hermano tornano sul palco. Attaccano Green Machine dei Kyuss. La voce di Garcia dal vivo è quella di chi nei film sta all'altro capo del telefono. Si esce ignoranti e contenti. Il locale è davvero brutto come me l'avevano descritto. Uno scenografo di Miami Vice senza budget non avrebbe saputo fare di peggio. Ma chi se ne frega dei neon da gelateria quando sul palco ci sono gli Hermano.

martedì 13 novembre 2007

Fratello


Dopo una settimana di febbre cerebrale eccomi a presentare l'evento che segna il termine ufficiale della mia convalescenza. Per festeggiare la fine di un caso rarissimo (il Fuco non si ammala mai) viene a Milano John Garcia. Con quello che probabilmente è il suo gruppo meno significativo: gli Hermano non sono certo i Kyuss o gli Unida, ma con questi purtroppo ha già dato il dabile. Curiosità: la venuta a Milano dei Kyuss, primi anni 90, in un locale che adesso è un bingo, è stata segnata da un'altra rarissima malattia del Fuco. Quella volta stavo troppo male per partecipare, e infatti mi persi un concerto definito "epocale" anche dallo spettatore più tiepido. Dopo aver distrutto un microfono, il Garcia ebbe una sorta di crisi nervosa e si rifiutò di cantare. Gli altri Kyuss fecero un concerto strumentale (e nonostante questo...). Quando qualche anno dopo gli Unida si presentarono sul palco di un altro locale che adesso non è più, il Garcia si fece adeguatamente perdonare, al punto da farmi dire "se un alieno mi chiedesse cos'è il rock ecc ecc". Penso agli Hermano, gruppo minore che non riempirà nemmeno un locale che adesso si chiama Musicdrome e mi descrivono con un "era difficile peggiorare il Transilvania - ci sono riusciti", e, scherzi della mente umana, mi vengono in mente i disgustosi Fratellis. Ma solo per pigliarli per il culo (indieot readers: "hermano" vuol dire "fratello" in spagnolo - "fratellis" in inglese invece non vuol dire un cazzo - e forse ve li siete già dimenticati). In apertura un gruppo orobico che spero segua le orme rock'n'roll dei concittadini visti in concerto domenica pomeriggio.

Hermano + El Thule
Musicdrome (Mi)
13 novembre 2007
h. 21:00
ing. 15 €

lunedì 5 novembre 2007

I concerti del weekend

Cominciamo dalla fine. Sabato sera trasferta a Torino. I Konono N.1 vanno ben al di là di quel che mi aspettavo. Sono in sei: tre likembè amplificati (di diverse tonalità: è come se avessero un basso, una chitarra col fuzz e uno steel drum caraibico), un percussionista con due tam tam, un altro percussionista con un rullante e una clamorosa big black mama che balla a piedi nudi, suona i legnetti e i campanacci (more cowbell! more cowbell!). Ci si agita per due ore su ritmi intricati, ricchissimi, che i sei congolesi snocciolano con invidiabile scioltezza mentre ridono e scherzano. La cosa che si nota immediatamente è la padronanza, la sicurezza che questi musicisti possiedono, mentre qui (in Europa, nel "primo mondo") siamo abituati a vedere gente che quando va bene riesce a star dietro al più banale dei quattro quarti (inciampando, magari). Piccolo problema: invece dei fan della Warp o dei Talking Heads, che al cospetto dei Konono sarebbero morti di orgasmo, il concerto dei negri ha attirato a) un certo numero di negri, e ci sta b) una quantità di pasionarie cattocomuniste, che non capiscono un cazzo di musica e sono lì perchè suona un gruppo del terzo mondo. Come se i Konono avessero bisogno dell'elemosina: mica sono i Radiohead. Avrei preferito un battaglione di pasticcomani minorenni, che almeno alzano le mani, gridano e capiscono quando qualcuno li trascina in un vortice senza ritorno.

Venerdì sera invece ignoranza con i Gorilla. Trio basso/ chitarra/batteria, hard rock come da copione con cantante/chitarrista identico a Ronnie Wood esperto nell'arte dell'assolo in ginocchio e bassista figa bionda capelli lunghi con basso Rickenbacker bianco da figa che a differenza delle comuni bassiste fighe bionde sa suonare almeno un po'. Nonostante la rottura di una corda e l'uso di un basso di riserva per un paio di canzoni (sempre Rickenbacker, rosso questa volta, ma che suonava di merda) mi avessero fatto temere che fosse lei l'esperta di assoli in ginocchio. Invece. I Gorilla non sono certo un gruppo di prima grandezza, ma esperto e dignitoso (e approfittando della birra a poco prezzo del Cox potevano pure sembrare i Motörhead).

venerdì 2 novembre 2007

Gorilla nella nebbia



Il glorioso palco di Cox 18 ricomincia, dopo qualche anno di letargo, a proporre concerti ignoranti e di un certo interesse. Questi Gorilla sono inglesi, tra i pochissimi non froci rimasti. Nella classifica dei gruppi più difficili da scaricare si installano agevolmente nella top 100. Per i fedeli del culto della chitarra distorta sarà come andare a messa: sono sempre le solite quattro stronzate, ma chi ci crede ci va lo stesso. La nebbia del titolo non è esattamente la stessa che avvolge la foresta pluviale del Congo. Quella, domani.

Gorilla + Underdogs
Cox 18 (Mi)
2 novembre 2007
h. 23:00
ing. a sottoscrizione

venerdì 5 ottobre 2007

Night for the deaf

Niente male, no? Anche se nel video non si vede niente. Si chiamano Doomraiser e sono una doom metal band de Roma. Stasera suonano in Cox18 assieme ai Midryasi, che sono decisamente più tamarri, acerbi e mettono una "y" a cazzo nel nome scientifico della dilatazione della pupilla. Ma tanto sono il gruppo di supporto, sarà già festa se non si dovranno pagare da bere (qualche spunto decente ogni tanto ce l'hanno). I Doomraiser invece mi sembrano belli convinti e mostrano padronanza nel saper tirare la litania doom all'infinito, con lentezza invertebrata e un po' alla Melvins/Boris. Insomma, mi sembra l'occasione giusta per scrollare dal saio polvere vecchia di secoli (ricordate: il saio è il chiodo del Duemila).

Doomraiser + Midryasi

Cox18 (Mi)
5 ottobre 2007
h. 23:00
ing. a sottoscrizione

martedì 2 ottobre 2007

Tres hombres

Questo è un blog per camionisti e motociclisti. Se rientrate fra questi (lo scooter non vale) questo disco ce l'avete già, e allora vi regalo le ragazze di pagina tre (se siete indieoti invece cliccate qui). Ma questo blog cerca di fare anche proselitismo, quindi ascoltatevi Tres Hombres, vendete la Smart e pagate la prima rata di un OM Leoncino cassonato da muratore della Val Seriana. Tanto non riuscirete mai a fare gli stilisti.

ZZ TOP
TRES HOMBRES
LONDON XPS 631 (1973)
320 kbps

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domenica 20 maggio 2007

Dare I say...

L'odore del deserto trasuda da questo secondo album di un progetto collaterale di un progetto collaterale: Dentro gli Hermano c'è John Garcia, ex cantante dei Kyuss (in ginocchio al loro cospetto!) e degli Unida (di questi non so se è ex, sta di fatto che non fanno niente da almeno cinque anni). Non è uno dei venticinque dischi rock da regalare agli alieni ma è comunque roba da ultimi della classe ignoranti, hard rock unto di olio motore. O stoner unto di olio motore, se vi piace parlare moderno. Non fatevi ingannare dalla copertina orrenda che andrebbe bene per i Linkin Park.

HERMANO
DARE I SAY...
SUBURBAN RECORDS BURBCD033 (2005)
320 kbps

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