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mercoledì 27 febbraio 2008

Scritte & cartelli / 18























Ehi, abbiamo a che fare con un poeta. Riporto la scritta per chi avesse difficoltà a leggere la grafia scomposta: "Noi siamo i capelli del mondo non al di sopra ma dentro". C'è una "c" sotto che mi fa presumere l'incompiutezza del sonetto. E' finito il muro, il vate avrebbe potuto proseguire sul marciapiede. Siamo sempre dalle parti della via di bolliti alla quale ho dedicato le due puntate più recenti (qui e qui). Ultim'ora: questa scritta è stata cancellata. La rubrica sta diventando archeologica. Bene.

Ma analizziamo l'opera poetica. Immagino che il "noi siamo i capelli del mondo" si riferisca a "noi" come esseri umani. A mio parere la metafora non regge. Gli alberi, i grattacieli, le grandi antenne sono i capelli del mondo. Gli uomini brulicano. Di tutte le cose che possono brulicare sul cuoio capelluto mi vengono in mente i pidocchi. Aerei ed elicotteri possono essere l'equivalente delle pulci. Insomma, c'è una testa grande come un pianeta infestata da parassiti. I parassiti vanno sterminati. Esiste una teoria pseudoscientifica (che non riesco a suffragare con dei link in quanto non ne ricordo l'autore) secondo la quale la Terra è un unico organismo vivente e l'uomo è un cancro che la sta distruggendo. Lungi da me proporre soluzioni hitleriane: anche il nostro intestino è pieno di parassiti simbiotici senza i quali avremmo parecchie difficoltà a cagare tutti i giorni (gli amici di Alessia Marcuzzi, la flora batterica che aiuta la tua naturale regolarità). La riduzione del 50% della popolazione mondiale (basterebbe fare un figlio solo!) sarebbe la soluzione di quasi tutti i problemi dell'umanità e di conseguenza anche del pianeta. Nel giro di trent'anni:

· Fine dell'effetto serra

· Fine del traffico

· Fine dell'inquinamento

· Lavoro per tutti

· Casa per tutti

· Dimezzati i rifiuti

· Più prati, boschi e natura

· Materie prime in abbondanza

Naturalmente i principali oppositori di questo punto di vista sono il Vaticano e i cattolici. Se l'uomo è il cancro della terra, il Vaticano è l'agente cancerogeno. Da proibire nei locali pubblici come le sigarette. Mi sa che anche l'ignoto poeta non la pensa come me (anche perchè non riesco a interpretare la seconda parte del criptico messaggio) ma i poeti non hanno mai contato un cazzo. E bestie del genere le sbatterei in galera. Dopo averle sterilizzate, s'intende. Viva i goldoni, viva la pillola, viva l'aborto.

lunedì 11 febbraio 2008

Scritte & cartelli / 17

Milano, via Orti, parte seconda. A giudicare dalla quantità di scritte bollite che compaiono in questa via potrei addirittura inaugurare un sottogenere della rubrica, intitolato "i fulminati di Porta Romana". In particolare, questa iscrizione è secondo me ispirata dalla presenza nelle immediate vicinanze del bar di LifeGate, oscura setta che spilla soldi a una delle varietà di creduloni catalogate più di recente: quelli che credono a pirlate come ecosostenibilità, medicina olistica, reiki, musicoterapia, cromoterapia e via delirando. I link precedenti possono essere spunto per infinite prese per il culo, però, "chissà come mai" nel loro bar il caffè costava un euro già nel lontano 2006 - quando si tratta di fotterti sono sempre un passo più avanti degli altri.

"Asha" mi fa venire in mente la setta di Osho, quel finto guru hindustano che faceva collezione di Rolls Royce e copulava con una ventina di conigliette (i suoi seguaci non l'hanno mai capito ma è questo il vero modo per raggiungere la "pace interiore"). Quando aderisci alla sua malefica organizzazione, Osho ti cambia il nome di battesimo, prendendolo da un non meglio specificato "libro sacro". Un'adepta che ho conosciuto si chiama "Sargam", che non è una fabbrica di carrelli elevatori di Castelfranco Veneto. "Asha" con tutta probabilità all'anagrafe risulta come Rosaria Lo Cascio: prendere il nome di una che ha cantato con Ornette Coleman (ma è andata anche a Sanremo al cospetto di Beppe Grillo - culto totale) fa senza dubbio più figo. Sarà grazie al nuovo appellativo che ha conquistato il cuore dell'ignoto scrivano? Gli avrà aperto i chakra? Impossibile saperlo. Asha, concedi le tue polpose grazie al povero innamorato, o finirà reincarnato in un dattero.

Spin off: sabato scorso mi sono imbattuto casualmente nella cromoterapia. Ero in una piscina dotata di "doccia cromoterapica". E' una comune doccia in cui ci sono delle lampadine intermittenti blu, verdi e rosse (intermittenti ma lente, non tipo strobo da discoteca). La sensazione è quella di trovarsi in un ristorante cinese in cui piove dentro: manca solo la puzza di ravioli al vapore. Ci credo che le droghe sono illegali. Pensate cosa succederebbe se del semplice hashish finisse in mano a qualcuno che si storta guardando tre lampadine.

giovedì 31 gennaio 2008

Scritte & cartelli / 16

Mentre al sud le scritte degli innamorati si adagiano sui più banali afflati nazionalpopolari, Milano si distingue. I cuori infranti della Capitale Morale scrivono ciò che la città trasmette: sofferenza, incomunicabilità, degrado. La scritta compare in una via del centro, di quelle che mantengono ancora un filo di quell'atmosfera da "Vecchia Milano", che vuol dire che i negozianti non lavano il loro pezzettino di marciapiede col Lysoform Casa e lasciano che sia la merda di cane a dare un tocco di colore al selciato. C'è addirittura un blog dedicato al degrado della via, costellata oltre che di stronzi (veri e metaforici) anche di inutili ostacoli architettonici - mancano solo i cavalli di Frisia. Ma torniamo alla scritta. Siamo in zona Policlinico e secondo me la vicinanza del nosocomio c'entra qualcosa. "Vivo per te" seguito dalla firma "il tuo nemico" può voler dire una cosa sola. Vivo nell'attesa di farti fuori. State sintonizzati, perchè questa è una meta potenziale per i tour operator specializzati in gite criminali: Erba/Milano (via Orti)/Novi Ligure/Cogne, 2 giorni 299 Euro comprensivi di trasferimenti e prima colazione. L'insano gesto comporterebbe un cospicuo incremento delle entrate nelle tasche di Gino il barista e di Ercole il salumiere - secondo me aspettano l'omicidio con trepidazione. Da notare anche il graffito che sta sopra, fatto da uno che sta cominciando a fare i soldi (i suoi quadri vanno sui 1200 Euro). Quasi quasi vado a scalpellarlo.

venerdì 18 gennaio 2008

Scritte & cartelli / 15

Jet privato? No. Rubinetti d'oro massiccio? No. Collare del cane tempestato di brillanti? Noo. La categoria merceologica identificata dal negozio milanese "Libero" come "di lusso" consiste in capi di abbigliamento confezionati col culo dai bambini zoppi del Bangladesh e commercializzati a prezzi che sarebbero comprensibili se a cucirli fossero stati dei neurochirurghi svizzeri ("bisturi!" - "filo da sutura!"). L'unica cosa che li distingue da quelli in vendita sulle bancarelle del mercato è il fatto che siano "firmati". E l'unica caratteristica che distingue un capo di abbigliamento "firmato" da uno "non firmato" è il prezzo. Discorsi sulla "qualità", o peggio sulla "esclusività" (di un prodotto fabbricato in grande serie, figuratevi) non reggono ormai nemmeno per i fanatici della firma. L'unico "fascino" del marchio mi sembra palesemente questo: è brutto, è caro, ma io sono schifosamente ricco e voglio farlo vedere a tutti. La "liberalizzazione" che nello slogan riportato sul sacchetto dovrebbe significare "te lo puoi permettere anche se sei un morto di fame" va contro questa logica. E i posti dove si ritrovano i fanatici della firma, che non hanno alcun ritegno a dichiarare "con le scarpe da tennis (pardon, sneakers) non ti faccio entrare, ma se sono quelle che costano almeno duecento euro sì" sono in grave pericolo. Vado da "Liberalizziamo il lusso", le pago 199,90 e mi infiltro. State attenti e richiedete l'esibizione dello scontrino comprovante l'acquisto a prezzo pieno.

venerdì 4 gennaio 2008

Scritte & cartelli / 14

Allora: escludiamo subito le motivazioni calcistiche in quanto i colori della scritta non corrispondono a quelli della Maggica. Poi un romanista autentico si sarebbe espresso nel suo vernacolo, scrivendo magari Lazzie merda de Roma. Quindi l'insulto non è rivolto alla Lazio, ma al Lazio. Impossibile capire cosa o chi ci sia dietro questa campagna denigratoria nei confronti del paese della porchetta, tenuto conto che

· il nemico è all'interno, e ogniqualvolta mette piede in provincia deve per forza calpestare la cacca. Roma, città assediata dagli escrementi.

· l'adesivo è plastificato, realizzato professionalmente: non è fatto in casa con la stampante, sono stati spesi dei soldi. Perchè?

· rappresenta un modello rivoluzionario di odio: non è "nord contro sud", una città contro un'altra, una situazione da derby o la comprensibile "provincia contro grande città" ("se la tirano").

Insomma, intorno a questo adesivo aleggia il mistero. Visto in un autogrill sulla A1, in Toscana, se ben ricordo.

martedì 11 dicembre 2007

Scritte & cartelli / 13

Lungo la temibile A3 Salerno-Reggio Calabria, all'altezza di Pontecagnano (Sa), si può vedere questo fabbricato. E' una scuola per parrucchieri. 3200 metri quadrati dotati delle più moderne tecnologie per la formazione dei professionisti dello shampoo e dei colpi di sole ("enorme salone per videoconferenze"). Da questa inquadratura non si nota nulla di strano, ma l'ingrandimento
rivela una disposizione logistica delle sedi quantomeno curiosa. Dopo riunioni litigiose e interminabili per decidere il posizionamento della succursale per il Sud Europa, un executive fresco di Harvard ha risolto brillantemente la questione lanciando una freccetta contro una cartina del Mediterraneo. Ci sono voluti due tiri, il primo aveva colpito uno scoglio al largo di Lampedusa, location che non ha convinto l'assemblea degli azionisti. Hanno anche altre due sedi, a Phoenix e a Dallas. Forse è il caso di ingrandire il cartello. Salerno caput mundi?

martedì 20 novembre 2007

Scritte & cartelli / 12





















Underground calabrese. Sugli scaffali del supermercato di Bova Marina (RC), accanto al Cynar, all'Amaro del Capo, a bottiglie di limoncello a forma di scarpa e all'Amaro del Carabiniere, ecco l'ambiguo Finocchì. Secondo me l'ambiguità è voluta: nei bar del posto non lo tengono, perchè "non piace, non lo vuole nessuno". Qualche imprenditore rampante potrebbe però farlo diventare un drink alla moda in posti come questo. Finocchì, e sai cosa bevi.

P.S. ho cancellato parte dell'etichetta perchè i produttori di questa delizia (poco alcolica, favorisce il rilassamento rettale) rendono pubblici dati sensibili quali indirizzo, numero di telefono e codice fiscale. Manca solo il numero di scarpe. Meglio non infrangere le leggi sulla privacy. Prima che mi incolpino se qualcuno gli fa gli scherzi telefonici...

mercoledì 31 ottobre 2007

Scritte & cartelli / 11

Foto scattata nel gabinetto del rifugio in cima all'Etna. Per quale motivo uno yob inglese si sia sobbarcato cinquanta chilometri di strada di montagna e una costosa tratta in funivia per finire su una pietraia gelida anche in agosto, non lo so. Non c'è il pub. Non c'è la tv satellitare con le partite della Premier League. Non ci sono cameriere tettone che si mettono a novanta per raccogliere le ordinazioni. Se ci doveste andare (ve lo consiglio - l'Etna, non il cesso), e vi scappasse un bisognino, controllate che niente cada dal soffitto: i suggerimenti vergati a penna sulle pareti delle latrine raccolgono un'impensabile quantità di proseliti.

lunedì 22 ottobre 2007

Scritte & cartelli / 10

Qui sento aleggiare lo spirito del black metal. Il tratto rozzissimo da graffito paleolitico (senza voler insultare l'opera degli uomini primitivi, ben più raffinata), gli insulti gratuiti, l'horror vacui, la rappresentazione grafica del seme (per tracciare il quale gli ignoti artisti si sono portati appositamente una bomboletta di vernice argento - si organizzano, pianificano), il caos totale che non permette nemmeno di capire cosa è stato scritto prima e cosa dopo: c'è lo zampino di Satana. Odio cieco, ignorante e immotivato. Anche eventuali riferimenti calcistici mi sembrano marginali. Si tratta di uno scambio di ingiurie fra Catania e Aci Trezza (neanche quindici chilometri in linea d'aria la distanza che le separa). Turismo ironico: scritta vista su un muro di una casa diroccata nei pressi di Zafferana Etnea. Fossi chitarrista metal questa sarebbe la copertina del mio prossimo disco.

giovedì 11 ottobre 2007

Scritte & cartelli / 9

Momenti decisivi. Questo è il cartello mi ha fatto dire "adesso metto sul blog le foto dei cartelli strani". E' perfetto, un fulmine a ciel sereno. Al di là dello sciagurato nome aziendale, è proprio la foggia del cartello che mi inquieta. D'accordo, i becchini in Calabria hanno una clientela numerosa e affezionata, ma un'insegna come questa (muori adesso! pagherai dopo) di solito ce l'hanno ristoranti panoramici con sala per banchetti (ampio parcheggio custodito), parchi-zoo e centri arredobagno. Turismo ironico: visibile sulla Statale Jonica (SS 106), direzione Taranto, nei pressi di Brancaleone (RC): un paese di meno di quattromila abitanti in cui operano ben tre cassamortari. Fate i vostri conti.

mercoledì 3 ottobre 2007

Scritte & cartelli / 8

Nel cuore della Locride, terra insanguinata da faide secolari, immobile, mummificata, fatalista, attendista. Alla Cassa del Mezzogiorno non ci crede più nessuno, tranne quelli che si fregano i soldi. I paesi si sgretolano lentamente e sono praticamente disabitati. Ammetto che un fan dello stoner, del doom e del blues come me sia rimasto parecchio affascinato da città fantasma come Grotteria (RC) che casca letteralmente a pezzi e avrà qualche centinaio di abitanti che (sono sicuro) mi fissavano in silenzio dall'ombra delle tende ricamate mentre passavo per la strada vuota sotto il sole di mezzogiorno ("Ehi straniero, cerchi rogna?"). E dire che tedeschi, francesi, americani, pagherebbero fior di soldi per aprire la finestra davanti a un panorama simile (sì, quello che si vede in fondo è il mare). Ma ecco l'urlo positivista vergato in vernice rossa, ribellione ormonale del disoccupato che non può permettersi la seconda moglie ucraina (i negozianti ce l'hanno tutti, e la mettono alla cassa). Quest'uomo ha avuto il coraggio di gridare "Sono vivo! Tengo una minchia tanta!". Rivoluzione!

mercoledì 26 settembre 2007

Scritte & cartelli / 7

Non appena si oltrepassa Roma, andando verso sud, le scritte sui muri cambiano radicalmente. Non ci sono più graffiti, nè tantomeno tag (paradossalmente i muri della Terronia sono più puliti che nel resto d'Italia), ma OVUNQUE compaiono scritte come quella in foto, i cui autori rischiano l'osso del collo per pubblicizzare gratis un libro/film disgustoso. Ci troviamo nel romanticissimo sottopasso abusivo della stazione di Bova Marina (RC), tra effluvi di orina e spazzatura (che non si vede, ma è alle spalle del fotografo), luogo davvero indicato per scambiarsi promesse di eterno amore e fare progetti su un radioso futuro di coppia. Particolare interessante: a meno di cento metri da qui c'è un bel lungomare con ampia spiaggia e una tra le acque più cristalline che abbia mai visto. L'autore ha però preferito lasciare il suo segno tremante nel crudo realismo della cementificazione selvaggia. Di solito scritte di questo tipo comprendono una dedica, "Concettina io e te tre metri ecc.", ma in questo caso l'ignoto adolescente calabrese ha voluto astrarre il senso del suo gesto e portarlo su un livello di universalità (sull'afflato democratico dei writers della Magna Grecia ritornerò in una delle prossime puntate).

La zona dove questa scritta copre praticamente tutti gli spazi pubblici verticali è il Napoletano. Purtroppo non ho immagini che lo comprovino, ma posso garantire personalmente sui cavalcavia dell'autostrada, dove addirittura dei "tre metri sopra il cielo" coprono dei "tre metri sopra il cielo" precedenti e scritti da altri. Idee identiche che sostituiscono altre idee identiche, appropriata rappresentazione artistica dell'immobilismo del Mezzogiorno. Ma col degrado, tangibile, che si può vedere nel Napoletano anche solo transitando in macchina (non serve nemmeno avventurarsi nei peggiori comuni della cintura vesuviana), mi chiedo come il popolo napoletano sia attratto solo dalla peggiore cinematografia sdolcinata e come Napoli possa produrre musicalmente solo un esercito di stracciaballe neomelodici con gorgheggi da muezzin su basi da matrimonio, qualche quaqquaraqquà di rapper cattocomunista e una manciata di produttori di techno, pestona e chimicona, sì, ma fatta certamente da orribili fighetti del Vomero con pied-à-terre berlinese. Dovrebbe esserci il black metal.

L'unica città del nostro paese dove il drive-by shooting è pratica quotidiana, un luogo costantemente sotto la minaccia di terremoti, vulcano e pestilenze non può avere Gigi D'Alessio come colonna sonora. A Napoli è nato l'indimenticabile Pasquale Barra detto O'Animale: spietato killer della Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo, autore di decine di omicidi, balzato agli onori della cronaca per aver assassinato in carcere il boss Francis Turatello sventrandolo e addentandogli gli intestini (su quali e quanti organi interni abbia azzannato O'Animale le mie fonti discordano leggermente). Roba che in confronto Burzum ha rubato le merendine ai bambini delle scuole elementari.

Voi ve lo immaginate Pasquale Barra, nella solitudine della cella d'isolamento, cantare a squarciagola "chisto è o'paese d'o sole". No, c'è qualcosa che non quadra, dovrebbe latrare con voce furibonda brani degli Unsane, dei Biohazard, dei Brujeria. Gli assassini brasiliani di sicuro non sono fan di Toquinho, ma dei Sepultura. Resta da capire cos'abbiano di diverso le favelas di Belo Horizonte da San Giuseppe Vesuviano: dal punto di vista religioso vengono venerate le stesse mezze tacche del pantheon cattolico (qui ci sono a' Maronn', Padre Pio, San Genna', i brasiliani avranno qualche santo negro incrociato col candomblè, ma direi che ci siamo), impazziscono allo stesso modo per il calcio, fanno vagonate di figli, perchè nello stato di Minas Gerais hanno i Sepultura e ai Quartieri Spagnoli non hanno i Bucchiacch'e'mmammate, "vero metallo satanico cammurrista napulitano"?

venerdì 21 settembre 2007

Scritte & cartelli / 6

Questo è il menu di una pizzeria di Castel Gandolfo, il paese dove va in vacanza il papa. Mentre passavo di lì Papa-Razzi se ne stava in panciolle nel suo palazzone grande come metà paese. Con scorta armata garantita da almeno un paio di volanti della polizia. Ma dico io, sei un capo di stato straniero e hai già i tuoi ricchioni svizzeri in costume rinascimentale con le alabarde e l'elmo dei conquistadores, perchè lo stato italiano deve fornirti gli sbirri (gratis, anzi no, è superfluo che vi spieghi chi paga la scorta al capo di stato straniero)? Ma basta gettare parole al vento, vi chiederete come mai la foto ritragga il menu di una pizzeria. Adesso la ingrandisco così potete vedere meglio, ecco:

Capito? Una volta si diceva che il cliente ha sempre ragione. Il gestore evidentemente non vuole clienti nel suo locale. Mi scusi vorrei prenotare per otto... ho_detto_no! Avete anche piatti di pesce... ho_detto_no! Anche la segreteria telefonica (al telefono non risponde, "ma chi è 'sto stronzo che rompe li cojoni?") ripete meccanicamente all'infinito "ho_detto_no! ho_detto_no!". Scommetto che quando qualcuno gli scrive risponde dall'indirizzo mo'_vengo_lì_e_te_pijo_a_calci_in_culo@libero.it. Email vuota, il testo non serve. Così risparmia tempo ed energia. Mi raccomando, non stancarti, se no non riesci più a sfogliare la Gazzetta.

lunedì 17 settembre 2007

Scritte & cartelli / 5

Ok, prendere per il culo la gente per il nome che porta è un passatempo da asilo infantile. Ma non mi burlo della povera dottoressa. Che razza di genitori ha avuto questa disgraziata? Gia fai "Pirlea" di cognome: la relazione con chissà quali discendenze fallico/cisalpine viene da sè. Chiamala Anna, Paola, Cristina... ce ne sono tanti di nomi che non fanno ridere (per una collezione di nomi che fanno ridere e di genitori da linciare sulla pubblica piazza schiacciare qui). Luminita, razza di cretino, da dove cazzo esce? Chissà a scuola, povera donna. Turismo sarcastico: targa visibile a Velletri (Rm). Off-Topic: del Trok Festival è sufficiente dire che si è svolto regolarmente. Non chiedetemi di più.

lunedì 10 settembre 2007

Scritte & cartelli / 4

La banalità della riga sotto si vede su tutti i muri d'Italia, ed è un'iniziativa utilissima per aiutare la causa della liberalizzazione (certo, come no). Ma è la riga sopra che mi inquieta. Perchè firmarsi? E poi con cognome-e-nome, così i carabinieri non s'incasinano con l'ordine alfabetico. Vista a Velletri (Roma).

martedì 4 settembre 2007

Scritte & cartelli / 3

Infiniti ringraziamenti all'arguto kindsaluv che mi ha sottoposto l'immagine soprastante. Siamo a Firenze (almeno credo), città dove già ai tempi del Rinascimento lo sberleffo e la presa per il culo erano state elevate a raffinata pratica artistica. Questa iscrizione non è di immediata comprensione: dovete leggere "u nuovo", non "un uovo", il calligrafo burlone vuole con tutta probabilità insultare un pensionato "bischero e 'he gli rompe i 'oglioni". Lo fa parafrasando un arcinoto proverbio. Un grande.

lunedì 27 agosto 2007

Scritte & cartelli / 2

Siamo sempre nel "ridente" borgo di Lanuvio (Roma), i cui abitanti mostrano di avere una fantasia e una perspicacia davvero fuori dal comune. La locuzione mutuata dal latino si riferisce molto probabilmente alla squadra di calcio e agli spruzzi di gioia che le sue gesta procurano ai di lei tifosi; ma potrebbe anche essere una spontanea esclamazione di giubilo davanti allo splendido panorama (la mia imperizia fotografica non rende giustizia) che si apre oltre il muretto. In ogni caso si noti come la scritta sia (volutamente?) sgocciolante. Che tra gli Irriducibili ci sia un'alta percentuale di donatori di sperma?

giovedì 23 agosto 2007

Scritte & cartelli / 1

Qui non si perde tempo. Nuova stagione, nuova rubrica. Scritte e cartelli "di un certo spessore", altro che "pezzi" hip hop astratti, privi di contenuto. Qui di contenuto ce n'è, eccome. Un barile pieno. Ci troviamo a Lanuvio, ridente località dei castelli romani. L'epiteto vergato sul cemento è diretto a un dirimpettaio al quale l'autore vuole dimostrare la propria simpatia. Esisteva nel 2005, purtroppo è stato cancellato, ma ci pensa Acne Di Zanzara a rinverdire la memoria storica. Mi raccomando, non agitare, non capovolgere.