venerdì 29 febbraio 2008

Catania-Chicago solo andata


Ecco il ritorno di un gruppo sempre poco cagato alle nostre latitudini ma che a Chicago è stato messo sotto contratto dalla Touch & Go, prodotto da Steve Albini, portato ad esempio di come si fa il noise rock. Un po' come è successo agli Ovo, anche loro mai cagati alle nostre latitudini: quando hanno bussato alla porta della Load sono stati messi sotto contratto subito (e sono in homepage a caratteri cubitali: Ovo on tour!). La fuga dei cervelli non riguarda solo chirurghi, economisti e ingegneri ma anche grassoni con la chitarra. Gli Uzeda sono troppo tesi e inquietanti, non fanno ballare, sono brutti, sovrappeso, malvestiti e terroni. Per di più terroni che (orrore!) non rientrano tra i luoghi comuni della Terronia: tarantelle, fatalismo meridionale, la valigia di cartone tenuta chiusa con la cinghia della tapparella, trentasei ore di treno pieno di emigranti analfabeti che puzzano, la damigiana dell'olio buono "del paese nostro", quell'aria di tradizione pesante come un marchio d'infamia. Gli Uzeda sono nati sotto un vulcano, ma invece di tremare di paura ogni volta che alzano lo sguardo verso il cratere (le vecchie nerovestite vorrebbero il segno della croce e l'accensione del cero), hanno imparato a eruttare. Occhio al lapillo.

UZEDA
GARAGE (SESTO S. GIOVANNI)
29 FEBBRAIO 2008
h. 22:30
ing. 12 € + tessera

P.S. Per i resoconti di ieri (bellissimo) aspettate lunedì. Per i resoconti di stasera aspettate martedì. Aspettate.

giovedì 28 febbraio 2008

Festival della canzone italiana



Ieri ho scoperto che gli inetti Japanther hanno suonato presso il prestigioso Whitney Museum di New York. O sono io che non capisco o c'è qualcosa che non quadra. Sono sperimentali? Usano degli strumenti convenzionali in maniera non convenzionale? Perseguono uno stile particolare o poco noto? Hanno doti tecniche che li distinguano? La risposta alle quattro domande è sempre "no". E dire che scorrendo gli eventi musicali che si sono svolti al Whitney scopri che sono passati musicisti di tutto rispetto, o almeno un po' più ricercati: i Matmos, Hamid Drake, Foetus con l'orchestra. Poi capisci che la musica non c'entra nulla. Si trovano un sacco di foto dei Japanther più o meno "artistiche", in azione sono fotogenici (iconografia che incarna alla perfezione il rock'n'roll - le foto comunque non se le fanno da soli), fanno concerti in posti strani (in piscina???), a volte hanno dei costumi. Diciamo che puntano sull'estetica per non far notare che come musicisti fanno schifo al cazzo. Peccato che queste cose le facciano solo a casa loro, in tour non si portano gli orpelli e quindi sono semplicemente dei musicisti che fanno schifo al cazzo.

Stasera invece c'è questo evento interessante in una galleria d'arte, musicisti italiani che di orpelli non ne hanno e cercano di elevare il suono ad "arte", o almeno ci provano. Alle quattro domande di cui sopra ho almeno un paio di "sì" per ciascuno di loro.

Primo video: Andrea Belfi, percussioni e synth. Sembra indirizzato verso la psichedelia. Secondo video: Claudio Rocchetti, elettroacustica, ovvero microfonare degli oggetti e tirar fuori un po' di rumore cercando di organizzarlo in qualcosa di senso compiuto. Ho un suo disco e mi sembra abile. Roba che dal vivo dovrebbe acquistare maggiore peso. Manca il video ma c'è myspace: Stefano Pilia, chitarra solista probabilmente preparata ed effettata, ambient noise o simili. In più dovrebbe esserci della videoarte in tempo reale, forse c'è anche una mostra. Magari non è un gran che ma l'alternativa è Pippo Baudo. L'altro ieri facendo zapping mi sono impietrito sul Festival quando il Pippo ha presentato come cantante un caporale dell'esercito che ha scritto una canzone mentre era ferito in ospedale a Kabul - siamo all'elemosina. L'anno prossimo mi presento anch'io: so suonare il jingle del Mulino Bianco col pettine e ho un dente cariato.

ANDREA BELFI + STEFANO PILIA + CLAUDIO ROCCHETTI
O' ARTOTECA (MI)
28 FEBBRAIO 2008
h. 20:30
ing. libero

mercoledì 27 febbraio 2008

Scritte & cartelli / 18























Ehi, abbiamo a che fare con un poeta. Riporto la scritta per chi avesse difficoltà a leggere la grafia scomposta: "Noi siamo i capelli del mondo non al di sopra ma dentro". C'è una "c" sotto che mi fa presumere l'incompiutezza del sonetto. E' finito il muro, il vate avrebbe potuto proseguire sul marciapiede. Siamo sempre dalle parti della via di bolliti alla quale ho dedicato le due puntate più recenti (qui e qui). Ultim'ora: questa scritta è stata cancellata. La rubrica sta diventando archeologica. Bene.

Ma analizziamo l'opera poetica. Immagino che il "noi siamo i capelli del mondo" si riferisca a "noi" come esseri umani. A mio parere la metafora non regge. Gli alberi, i grattacieli, le grandi antenne sono i capelli del mondo. Gli uomini brulicano. Di tutte le cose che possono brulicare sul cuoio capelluto mi vengono in mente i pidocchi. Aerei ed elicotteri possono essere l'equivalente delle pulci. Insomma, c'è una testa grande come un pianeta infestata da parassiti. I parassiti vanno sterminati. Esiste una teoria pseudoscientifica (che non riesco a suffragare con dei link in quanto non ne ricordo l'autore) secondo la quale la Terra è un unico organismo vivente e l'uomo è un cancro che la sta distruggendo. Lungi da me proporre soluzioni hitleriane: anche il nostro intestino è pieno di parassiti simbiotici senza i quali avremmo parecchie difficoltà a cagare tutti i giorni (gli amici di Alessia Marcuzzi, la flora batterica che aiuta la tua naturale regolarità). La riduzione del 50% della popolazione mondiale (basterebbe fare un figlio solo!) sarebbe la soluzione di quasi tutti i problemi dell'umanità e di conseguenza anche del pianeta. Nel giro di trent'anni:

· Fine dell'effetto serra

· Fine del traffico

· Fine dell'inquinamento

· Lavoro per tutti

· Casa per tutti

· Dimezzati i rifiuti

· Più prati, boschi e natura

· Materie prime in abbondanza

Naturalmente i principali oppositori di questo punto di vista sono il Vaticano e i cattolici. Se l'uomo è il cancro della terra, il Vaticano è l'agente cancerogeno. Da proibire nei locali pubblici come le sigarette. Mi sa che anche l'ignoto poeta non la pensa come me (anche perchè non riesco a interpretare la seconda parte del criptico messaggio) ma i poeti non hanno mai contato un cazzo. E bestie del genere le sbatterei in galera. Dopo averle sterilizzate, s'intende. Viva i goldoni, viva la pillola, viva l'aborto.

martedì 26 febbraio 2008

Sono familia povera senza casa senza lavoro

Quando mai ho deciso di presentarmi al concerto di ieri sera (Leoncavallo - Japanther + Vortex Rex - ricordate?). Una vergogna. La cornetta del telefono che ho fotografato e che i Japanther usano crudelmente come microfono mi ha confidato in segreto: "ho fatto credere a mia madre di essere implicata in un giro di intercettazioni vip - ti prego salvami". Dice che se sua madre sapesse la verità, cioè che due impediti la usano per sputacchiarci dentro, finirebbe diseredata. I Japanther probabilmente sono stati cacciati dagli Stati Uniti col foglio di via, non c'è altro motivo per trovarli in Europa. Non sarebbero mai dovuti uscire dal loro quartiere, ma che dico, dal loro garage. Un concertino di venti minuti: la sagra dell'errore, della canzone lasciata a metà (è successo almeno quattro volte). Facessero musica difficile da suonare poi. In confronto i Ramones fanno speed metal sinfonico. Da quanto dedotto dai video che si trovano in giro e da myspace sembravano almeno violenti. Manco quello. E metà del loro impatto sonoro è dato da un walkman con una cassetta con le basi incise sopra. Hanno pure sbagliato a farla partire. E fanno una fatica immane ad andare a tempo con la registrazione. Mi devo scusare pubblicamente con i Lightning Bolt per aver citato il loro nome a sproposito. Facendo un rapido calcolo: massimo una quarantina di paganti, tre euro l'ingresso fanno centoventi euro. Diciamo che venti euro se li sono tenuti gli organizzatori, avanzano cento euro da dividere tra due gruppi. Se i Japanther imparassero l'adagio degli zingari (da titolo) e andassero a far finta di suonare in metropolitana, alzerebbero più grana suscitando pietà. Pure con qualche spesa viva in più (dovrebbero pagare un biglietto per la batteria, che di sicuro rientra nella casistica dei "colli a mano particolarmente ingombranti"). I Japanther sono un gruppo degno della Quaresima. Coraggio, che fra neanche un mese lo inchiodano. Vendetta. Meglio consolarsi con il rock infantile.

La patetica esibizione dei due è stata la proverbiale goccia che ha fatto traboccare il vaso, prima c'erano tre sfigatissimi austriaci da sopportare. I Vortex Rex almeno cercano di sopperire alla pochezza tecnica e compositiva con la strumentazione strana. Chitarra, moog (d'epoca, ingombrante da portare in giro, che non sanno suonare e che comunque usano per due canzoni su dieci - perchè?), un'altra tastierina scrausa, vibrafono e due tamburi (col batterista che va fuori tempo a fare tupatupatupa...). Sembrano vagamente gli Half Japanese. Dopo la lobotomia però. Certo che entrambi i gruppi hanno davvero un bel coraggio.

Ma la devo smettere di prendere per il culo la gente meno fortunata, non sta bene. Sto per uscire dalla cantina del Leoncavallo quando sento una voce che mi chiama.

"Ehi, ma tu non sei Barnaba?".

"No, non sono Barnaba [in dio non credo ma penso di dover ringraziare qualcuno ndr]".

"Eh no perchè voglio parlare con qualcuno che sia andato a vedere i Polysics perchè io non sono potuto andare e volevo sapere come sono stati".

"Non sono andato a vedere i Polysics [e a quanto ne so, nemmeno Barnaba ndr]".

"Ti è piaciuto il concerto di stasera?".

"No [minchia, zero su tre al tiro, una percentuale di tutto rispetto ndr]".

"Ma dai, non erano male, e poi è lunedì sera, cosa pretendi".

Eh già, perchè il lunedì sera si giustifica tutto. Anzi, adesso mi è venuta fame, mentre torno a casa mi fermo dal mio kebabbaro di fiducia e mi prendo una vaschetta di falafel, però siccome è lunedì sera, invece di farmi mettere la salsa piccante gli chiedo gentilmente se può spalmarli di merda. Il kebabbaro stava guardando il festival di Sanremo. Anche per lui ieri era lunedì sera. Però "adeso prendo satelite, così vedo Premier Lig".

lunedì 25 febbraio 2008

Latra il telefono


Stasera comincia il Festival di Sanremo e mi sembra il caso di andare a vedere un concerto più melodico e positivo del solito. I Japanther, da Brooklyn (duo a base di batteria incompleta, basso distorto, tape loops e cornette del telefono), sembrano la versione educata dei Lightning Bolt. Dietro la muraglia rumoristica non ci sono solo odio e depressione. Mi ricordano, come attitudine, come sfiga, una band ignota che compare di sfuggita nel miglior film sui serial killer che abbia mai visto. Va detto che suoneranno in un posto (la cantina incrostata del Leoncavallo) ottenebrato da una cappa di sconfitta e pessimismo che trasformerebbe anche il Ballo del Qua Qua in un brano dalle venature nichiliste, quindi immaginate un gruppo che già suona a bassa fedeltà ulteriormente sporcato dal distorsore automatico del Dauntaun (secondo me hanno fatto installare dei pedali Metasonix Scrotum Smasher insieme all'impianto elettrico). Figuratevi poi l'ambientino che può radunare un posto del genere nella joie de vivre del lunedì sera milanese: quattro disadattati che quando chiamano il Telefono Amico trovano sempre occupato. E allora, tutti a vedere i Japanther che usano le cornette del telefono per urlarci dentro. Il gruppo di supporto sembra una roba poppettina tedesca gentile e col video in stile gioco elettronico d'epoca che fa tanto carino e romantico (però compaiono delle croci rovesciate), si sono fatti fare anche degli algidi remix elettronici. Ma tanto ci penserà il rombo naturale del posto a trasformarli in una tribute band di Teenage Jesus & The Jerks.

JAPANTHER + VORTEX REX
DAUNTAUN @ LEONCAVALLO (MI)
25 FEBBRAIO 2008
h. 23:00
ing. a sottoscrizione

venerdì 22 febbraio 2008

Exotica

Forse l'unico disco che ha dato il nome a un intero genere. Un'invenzione degli anni 50. Proprio un'invenzione, anche se può sembrare musica tradizionale di una qualche isola incantata del Pacifico: in realtà è un abile crossover di stili. Percussioni latine, melodie orientali, versi di animali, jazz da sala d'aspetto. Roba fatta da uno che ha abitato alle Hawaii per più di cinquant'anni. E non è musica banale, o dalle atmosfere esageratemente melense. A tratti è come se Tom Waits (ascoltate i ritmi traballanti) avesse scritto la colonna sonora per un film con Alberto Sordi. Qui tutto quello che c'è da sapere su Martin Denny. E qui qualche notizia anche su Sandy Warner. Rassegnatevi alla repubblica delle banane e ascoltate della musica appropriata.

MARTIN DENNY
EXOTICA
LIBERTY LRP3034 (1956)
192 kbps

tracklist here
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giovedì 21 febbraio 2008

Piccoli fans


C'è qualcosa che non va nella stazza dei musicisti. Il batterista è grosso, vecchio e ciccione (forse vi ricordate quello che ho scritto qui: è Russell Simins della Blues Explosion) ma quelli davanti hanno 24 anni in due. E suonano stasera alla Casa 139 (non ci vado perchè non mi piace il genere e ho altro da fare, ma l'evento è di quelli trash pesanti). E c'è pure Latitia Sadier degli Stereolab col suo progetto parallelo Monade - piacevoli melodie da tramonto in Costa Azzurra ma dal vivo non ha mai imparato a suonare decentemente. Le star della serata comunque sono loro, i Tiny Masters Of Today (qui altre informazioni). Per quanto legnosi tecnicamente e banali stilisticamente, sono dei piccoli professionisti in grado di affrontare palchi, pubblico e tour faticosi: nel nostro fottuto paese invece i bambini che cantano o suonano sono visti alla stregua di scimpanzè, ammaestrati da ritardati mentali che si fregiano del titolo di "genitori". Chi si ricorda questa vergogna che viola apertamente i diritti dell'uomo? Notate le facce terrorizzate dei piccoli obbligati a esporsi alla gogna mediatica. Sembra la sala d'aspetto del dentista.

Ma i Tiny Masters Of Today non sono soli. Su Youtube è tutto un fiorire di rocker in erba. Ecco qualche esempio tra i più eclatanti.

· I Blisters hanno suonato al Lollapalooza dello scorso anno, va detto che partono avvantaggiati perchè il batterista (che suona dall'età di due anni!) è il figlio di Jeff Tweedy dei Wilco. Qui un breve documentario su di loro.

· The Stolen: maglietta degli AC/DC e canzone dei Kiss. Sanno già come si fa.

· Il bassista è più basso del basso, il cantante è uno spettacolo. Si chiamano GRAK.

· The Black Year sono australiani e hanno già il piglio di quelli che entro due anni traslocheranno presso il più vicino pub.

· "Mio fratello grande è un ricchione col ciuffo, ci penso io a salvare il mondo dai nazisti". Signori, i Flaming Monkeys, from UK. Video splendido, canzone potente.

· Care Bears On Fire, da New York City: c'è gente col triplo dei loro anni che sbaglia i tre accordi. Premio speciale della giuria per la maglietta dei Naked Raygun.

· Pure i Black & White sono inglesi e pestano come dei fabbri.

· I tedeschi sono tedeschi fin da piccoli: "Mamma, portami a Wacken". Agli Oakmoor piacciono di brutto gli AC/DC.

· Abbiamo anche i piccoli negri. Qualcuno i Kriss Kross se li ricorderà anche. Per me "Jump" è un classico di sempre. Scomparsi dalle scene, me li immagino uno pappone e l'altro sparato mentre smazzava.

· I migliori li ho tenuti per ultimi. Da Portland, Oregon, Still Pending. Di Bonham/Jones/Page/Plant eseguono "Rock'n'roll". A differenza della versione originale, questa è cantata dal batterista. Secondo me non può avere più di otto anni.

Adesso ditemi voi cosa dovrei rispondere a un comunicato stampa che cerca di spacciarmi dei trentenni disgustosi cloni degli Oasis per "next big thing", decantando la "straordinaria abilità del batterista". Quelli non sono ciuffi, ma riporti.