martedì 1 aprile 2008

Controcorrente


Gli A Hawk and a Hacksaw hanno suonato come band di supporto dei Portishead, ieri l'altro. Qui trovate una serie di insulti (che non condivido: quel blog rappresenta alla perfezione il mio pensiero, basta ribaltare tutte le affermazioni ivi contenute, è davvero l'anti-acne) per una band che si è trovata stritolata in un gioco troppo grande, su un palco troppo grande, per un pubblico che non era lì per loro ma per il trip hop. A dir la verità, dai video che si trovano in giro gran parte del pubblico credo fosse lì nemmeno per il trip hop, ma per chiacchierare dei cazzacci propri. Devo scoprire dove cresce l'albero dei soldi, così posso anch'io dare appuntamento agli amici per una birra in un posto dove entrare costa 30 e passa euro.

La verità è ovviamente un'altra: A Hawk and a Hacksaw nel loro campo possono rompere il culo a chiunque, può non interessare il genere, e mi chiedo chi sia il genio che li ha piazzati a suonare prima dei Portishead, ma nel folk acustico/balcanico non conosco degni rivali. Spero che i due di Albuquerque siano stati profumatamente pagati. Per fortuna, dopo aver trascorso uno scoppiettante lunedì libero a Milano (col cazzo: ieri suonavano a Firenze, figurati se si fermano nella Capitale Morale - a fà cusè? shopping?), stasera si esibiscono in un ambiente più congeniale. Piccolo. Adatto a un duo con violino, fisarmonica e qualche percussione. La prima volta che li ho visti suonavano in un prato accanto a una griglia ricolma di salamelle: quella è la loro dimensione ideale, ma anche il piccolo club dovrebbe rendere come si deve. Non può succedere come l'altra volta, questo posto so bene dov'è (e l'introvabile Garage è stato beccato sprovvisto di permessi per la musica dal vivo, stanno spostando tutti i prossimi concerti).

A HAWK AND A HACKSAW
ARCI BIKO (Mi)
1 aprile 2008
h. 22:00
ing. 6 € con tessera ARCI

lunedì 31 marzo 2008

I concerti del weekend


Venerdì sera Rhys Chatham: accompagnato dalla crema della sperimentazione milanese, il newyorkese presenta un concerto che sembra il perfetto anello di congiunzione fra i Velvet Underground strumentali e i Sonic Youth. Approccio rock quindi, molto diverso e molto più casinista di quanto proposto normalmente da O' Artoteca. Ho sbagliato nel post precedente a liquidare Chatham come "epigono dei Sonic Youth" - non si può sapere tutto - se quel che ha suonato corrisponde a quel che ha detto («eseguiremo "Guitar Trio" nel modo più fedele possibile all'originale degli anni Settanta»), non è epigono, ma ispiratore. Il caro Jason chiede «come mai questo riesce a tirare un accordo per mezz'ora e risulta piacevole, mentre se lo facciamo noi fa schifo?». Perchè è di New York e non di S.Stefano Ticino o di Rovato o di Forlimpopoli, è questione di genetica. Dopo un'ora di concerto Chatham ha ancora voglia di suonare e, nonostante le rimostranze dei gestori che temono le rappresaglie del vicinato, esegue coi suoi un bis di cinque minuti, atonale e assolutamente irritante per la vecchia del piano di sopra. Interessante il video di immagini a lentissima dissolvenza (di Robert Longo), peccato siano riusciti a far funzionare il lettore dvd solo dopo tre quarti d'ora di tentativi. Risultato: gran parte del concerto in bicromia blu e nera, due colori che sono geneticamente non miei.

Domenica pomeriggio invece il Fuco si è recato al teatro dell'Opera. Non vado mai a vedere la musica classica, ma stavolta si è verificato un evento straordinario nel suo campo, ovvero il compositore che dirige la propria musica. E non un compositore qualunque, ma uno dei maggiori del Novecento, celebre ai più per aver prestato le proprie musiche a Shining di Kubrick. Sembrava di stare al gerontocomio, però il profumo (un melange fra segheria e magazzino dell'Ikea, la sala è tutta foderata in legno) sprigionato dall'Auditorium di Milano è assai gradito alle nari. Di musica classica capisco meno che di jazz, quindi non posso dire altro che "bravi" all'orchestra e al direttore. Krzysztof Penderecki dirige prima un brano proprio (del 2001), ricco di percussioni e suggestioni cinematografiche tese e oscure, con un trio di violoncelli in primo piano, e poi la Quarta di Beethoven, una delle sinfonie meno conosciute che, in effetti, non ha temi portanti memorabili. Mi devo fidare del pubblico di grandi invalidi che si è spellato le mani richiamando i protagonisti sul palco quattro o cinque volte. Certo che gli organizzatori sembrano voler allontanare intenzionalmente il pubblico da appuntamenti come questo. Sul programma ufficiale (che contiene anche una selezione di ricette polacche in omaggio al direttore, pancione di caratura internazionale - viva la minestra di maiale e fagioli!) c'è una lettura critica dell'opera di Penderecki che solo altri direttori d'orchestra credo siano in grado di comprendere.

Cito la boiata pazzesca: «il Tranquillo spegne l'intreccio "passionato" (come prescritto agli interventi dei solisti) nella pace di una quinta vuota Do-Sol, la cui indeterminatezza era presagita dal repentino passaggio da maggiore a minore delle triadi che caratterizzavano il ritornello basato sull'Adagio, e che "risolve" l'ambito di trìtono Do-Sol bemolle del motivo di apertura». Insomma mancano solo l'occhio della madre e il montaggio analoggico. A completare l'atmosfera fantozziana contribuisce l'elenco completo di titoli, cariche e onorificenze detenuti dal cardinal conte duca Penderecki. Mancano solo lup. mann., gran. figl. di putt. e la coppa Uefa. Sarò pure un ignorante, ma non ho bisogno di sapere di trìtoni o quinte vuote per apprezzare la musica - io ci vado lo stesso e ascolto con lo stesso atteggiamento che ho al cospetto dei Motörhead, ma con tirate così inutili e pretenziose ti giochi un bel novanta per cento del pubblico potenziale, quello col complesso d'inferiorità al cospetto della kultura. Cazzi loro.

venerdì 28 marzo 2008

Quattrocento chitarre


Rhys Chatham ha fatto un concerto per quattrocento chitarre alla Notte Bianca di Parigi: pregasi confrontare con la Notte Bianca di Milano - all'ultima edizione c'erano il sosia di Tony Manero e una mostra fotografica sulla storia della nettezza urbana. Mancava soltanto il seminario sul taglio delle vene con distribuzione gratuita di lamette gentilmente fornite dal nostro sponsor tecnico (qui vi spiegano come spaventare i vostri amici con lo scherzo del finto suicidio). Rhys Chatham ha fatto anche dei più "comodi" concerti per cento chitarre (quattro video per testimoniarne uno: uno, due, tre e quattro). Naturalmente a Milano si presenta con la formazione "da camera" che si chiama "Guitar Trio" ma è fortunatamente un po' più numerosa. Comunque siamo di fronte a uno degli originali animatori della no wave newyorkese (per una biografia completa rivolgersi qui). Musica che assomiglia tantissimo a certi strumentali dei Sonic Youth, il che mi fa riflettere sulla presunta valenza "sperimentale" di questa roba. La vecchia gloria dell'avanguardia che non ha più molto di nuovo da dire e a casa sua viene ormai considerato superato - ma ehi, c'è tutto un mondo là fuori dove credono che la mia arte sia ancora l'ultimo grido. Tipo Milano. Io vado consapevole del fatto che O' Artoteca sembra specializzata nel ripescare le avanguardie newyorkesi di trent'anni fa - d'altronde anche in India fanno ancora la Vespa come quella di trent'anni fa, bisogna rassegnarsi. Per fortuna suona con dei musicisti un pochino più giovani di lui.

RHYS CHATHAM GUITAR TRIO

O' ARTOTECA (Mi)
28 marzo 2008
h. 21:00
ing. 10 €

giovedì 27 marzo 2008

Alms

Rieccomi a voi dopo i festeggiamenti per l'inchiodato alla croce. Come al solito è risorto, così l'anno prossimo lo si potrà inchiodare di nuovo (incipit da inquadrare nell'ottica di una campagna di spudorate leccate di culo a quelli di SoloMacello, che proseguirà per qualche mese - a me di religioni o controreligioni non frega un cazzo, a loro sì). La copertina marrone che vedete alla vostra sinistra (con riquadro centrale stampato su carta igienica - per davvero) è quella di una compilation uscita qualche anno fa per rimpinguare le asciutte casse di una gloriosa fanzine psichedelica, Ptolemaic Terrascope. La compilation ha evidentemente ottenuto i risultati sperati, in quanto la fanza esiste ancora (seppur a cadenza molto occasionale) e ogni giugno organizza un festival da leccarsi le orecchie (nel caso vi trovaste a passare nelle vicinanze di Louisville, Kentucky). Non è tutto straordinario, ma il disco è raro e chi si diletta di psichedelia rumorosa non può fare a meno di gruppi quali Jessamine, Ash Castles on the Ghost Coast e Dry Nod.

ALMS: A BENEFIT FOR PTOLEMAIC TERRASCOPE
FLEECE/WORSHIP GUITARS FL#6 (1997)
320 kbps

tracklist here
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martedì 18 marzo 2008

Arriva la madama


Stasera curioso evento in un posto a me ignoto, il Circolo Culturale La Scheggia. Madame P (video) costruisce loop elettronici di voci e sonorizza un film muto del 1919. La Madama oltre a essere molto brava e a poter vantare numerosi tour americani ed europei, è anche amica mia quindi la garanzia di qualità è assicurata.

MADAME P sonorizza MADAME DUBARRY di ERNST LUBITSCH (1919)
CIRCOLO CULTURALE LA SCHEGGIA (Mi)
18 marzo 2008
h. 21:00
Dovrebbe essere gratis con tessera (e un'altra inutile tessera andrà a gonfiare ulteriormente un portafoglio pieno di tessere e biglietti da visita - soldi pochissimi, e quasi tutti di metallo, pesanti e che non valgono un cazzo)

Due parole su ieri sera: al Blue Note trattamento principesco, accredito e tavolo riservato, peccato non permettano di filmare. Di fotografare sì, di filmare no. Comunque ottima prova dei due mostri sacri più un "giovane". Siamo ai confini del jazz. Quello che hanno suonato viene considerato jazz per convenienza e curriculum dei musicisti, perchè hanno il sax e la tromba. Ma io lo definirei piuttosto "noise acustico", o "musica contemporanea", qualcun altro potrebbe anche dire "roba pallosa e seriosa da intellettuali borghesi di sinistra". Solo Wadada Leo Smith (alla tromba) in qualche passaggio mi ha ricordato che questa dovrebbe essere la musica dei negri. Mitchell si è esibito in un paio di sfuriate al sax in respirazione circolare (come si faccia non lo capirò mai) e Harrison Bankhead, il "giovane" (cinquant'anni, centoottanta chili, vestito con una specie di tendaggio cinese coi draghi ricamati) al contrabbasso e violoncello, è un mostro. Sa tirar fuori dai suoi strumenti una varietà di suoni che non credevo possibili. Sono tre solisti fenomenali, che mi hanno infatti convinto pienamente quando hanno suonato da soli, un po' meno in ensemble. L'impressione è che la formazione in trio appiattisca le genialità e le asperità di ognuno. Opinione personalissima e discutibilissima, io di jazz non so un cazzo, non capisco un cazzo e non voglio nemmeno capire. Mi piace e basta.

lunedì 17 marzo 2008

Negro profeta in patria


Prendetevi dieci minuti di tempo e guardate questo breve documentario, nessuna tv lo passerà mai. In realtà non è breve ma chi lo ha caricato vuole venderlo, è solo la prima parte ma basta a far venire l'acquolina per il concerto di stasera. Sgombro il campo da eventuali dubbi: non suona l'Art Ensemble of Chicago (magari - anche se due dei membri originali sono salme) ma comunque avremo Roscoe Mitchell sul palco del solito localaccio dove gli avvocati cinquantenni mangiano durante i concerti e palpano le cosce delle loro stagiste mentre le mogli, ignare, sono a casa davanti al Grande Fratello - o forse a letto col Grande Fratello Negro. Non mi metto a raccontare di Roscoe Mitchell, non lo so fare e non me ne vergogno, leggete qui e saprete tutto, nell'intervista (del 1999) il nostro stupisce con affermazioni che anticipano con esattezza quello che sta succedendo oggi nel mondo musicale, riuscendo pure a prendersi gioco di un giornalista borioso e di Blow Up. Riporto il passaggio dell'intervista perchè fa troppo ridere.

Dato che hai nominato Den Haag, conosci un musicista che vive lì, Luc Houtkamp? Suona il sassofono, compone e sperimenta con l'elettronica.


No.

Tra i musicisti più giovani che lavorano a Chicago che opinione hai, ad esempio, di Ken Vandermark?


Non so nemmeno se lo conosco...

Tra gli altri ha suonato anche con John McPhee...


Non lo conosco tanto bene.

E Rob Mazurek? Suona la cornetta...

Non conosco la loro musica.

Fine del siparietto comico. Ovviamente Roscoe (sax) non va in tour con dei pirla, ma si porta Wadada Leo Smith (tromba), stesso giro di Chicago e stessa adorazione per Braxton e il "giovane" Harrison Bankhead (contrabbasso) che non ho mai ascoltato ma dopo stasera potrò abbaiare di conoscerlo da anni. Si vede che di jazz non so niente eh? Viste le figure in cui incappano gli "esperti" quando si bullano al cospetto dei mostri sacri, meglio l'ignoranza.

ROSCOE MITCHELL / WADADA LEO SMITH / HARRISON BANKHEAD
BLUE NOTE (MI)
17 marzo 2008
h. 21:00
ing. € 20 - ridotto € 16 (non so da cosa dipenda la riduzione, nel caso fingete invalidità)

venerdì 14 marzo 2008

Heron King Blues

Disco marrone. Destino comune a quasi tutti i dischi di questo colore, non ha ricevuto le attenzioni che merita. Califone: non è il motorino degli zarri degli anni Settanta, ma un giradischi particolarmente robusto in dotazione alle scuole elementari americane del passato - la casa produttrice si è adeguata alla tecnologia che avanza - fabbrica anche queste clamorose cuffie a forma di animale. I Califone, dicevo, normalmente fanno un misto di country, folk e psichedelia, ma questo disco è profondamente diverso. Invece di ispirarsi alla solita polverosa tradizione, Heron King Blues prende come punto di partenza Captain Beefheart. Tutti voi cuori di bue sbaverete per la title track, e non solo.

CALIFONE
HERON KING BLUES
THRILL JOCKEY 135 (2004)
320 kbps

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